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Sigarette e derivati dal tabacco, Stati membri liberi di fermare i ribassi

Stati membri liberi di fermare i ribassi nella vendita di sigarette e altri prodotti derivanti dal tabacco, a dirlo è la Corte di Giustizia.

Vi siete mai chiesti se il fatto che uno Stato membro fissi dei limiti al prezzo minimo di vendita dei prodotti derivanti dal tabacco possa falsare la concorrenza nel mercato interno, ostacolare la libera circolazione di tali prodotti nell’Unione europea o magari dar vita a delle discriminazioni tra operatori del settore?

La risposta a tali questioni è giunta grazie ad una vicenda nata in Belgio dove un’azienda che gestisce una catena di supermercati (la “Colruyt”) era stata condannata dal Tribunale penale di Bruxelles a pagare un’ammenda di 270.000 euro per aver violato la normativa belga sulla tutela della salute. Tale legge impedisce, non solo gli atti pubblicitari volti, anche indirettamente, a promuovere prodotti derivanti dal tabacco, ma anche la vendita di tali prodotti ad un prezzo inferiore rispetto a quello fissato dai produttori/importatori nel bollo fiscale. Il caso è arrivato davanti alla Corte di Giustizia, adita, in via pregiudiziale, dalla Corte d’appello di Bruxelles.

Vendita di prodotti derivati dal tabacco: la decisione della Corte

Sigarette e prodotti derivati dal tabacco, Stati membri liberi di fermare i ribassi

La Corte di Giustizia, con la sentenza del 21 settembre 2016 (causa C-221/15), ha dovuto chiarire, in primo luogo, se la normativa belga violava la direttiva 2011/64/UE, relativa alla struttura e alle aliquote dell’accisa applicata al tabacco lavorato.

Tale direttiva ha l’obiettivo di impedire che le imposte sul consumo dei prodotti derivanti dal tabacco, fissate dagli Stati membri, ostacolino il buon funzionamento del mercato interno.

L’art. 15 della direttiva, in particolare, prevede che i produttori e gli importatori di tabacco dai Paesi terzi devono stabilire liberamente i prezzi massimi di vendita di ciascuno dei loro prodotti per ciascuno Stato membro in cui verranno venduti, in modo tale da garantire la libera concorrenza di tali tipi di prodotti.

Sigarette e prodotti derivati dal tabacco, Stati membri liberi di fermare i ribassi Il prezzo massimo stabilito dai produttori/importatori deve essere rispettato anche al momento della vendita al consumatore per evitare che, con il suo superamento, venga pregiudicata l’integrità delle entrate fiscali.

Per quanto riguarda, invece, la possibilità di scendere al di sotto del prezzo massimo fissato nel bollo fiscale, la Corte di Giustizia ha chiarito che sia lecito frenare i ribassi purché la scelta del prezzo massimo sia lasciata ai produttori/importatori dei prodotti derivanti dal tabacco, violandosi, altrimenti, l’art. 15 della direttiva 2011/64/UE.

Secondo la Colruyt, impedire che i rivenditori al dettaglio possano fissare il prezzo di vendita al consumatore dei prodotti derivanti dal tabacco violerebbe i principi di uguaglianza e non discriminazione di cui agli articoli 20 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

A parere dell’azienda, infatti, si creerebbe una distinzione discriminatoria e ingiustificata tra venditori al dettaglio che sono anche importatori, e che possono, quindi, fissare il prezzo di vendita a loro scelta direttamente nel bollo fiscale, e quelli che non lo sono.

Secondo la Corte di Giustizia, nonostante quanto affermato dalla Carta, la questione non rileva poiché non si può estendere l’ambito di applicazione della direttiva ai rivenditori, i quali, come suggerito dall’Avvocato Generale Nils Wahl, potranno solo cercare di negoziare con i produttori/importatori per ottenere prezzi di vendita più bassi.

In secondo luogo, la Corte di Giustizia ha chiarito che la normativa belga non ha come effetti quello di ostacolare, direttamente o indirettamente, il commercio nell’ambito dell’Unione, penalizzando i prodotti provenienti da altri Stati membri o ostacolandone l’accesso al mercato belga in misura maggiore rispetto a quanto avviene per i prodotti nazionali.

Secondo la Corte, cioè, il caso di specie non ha nulla a che vedere con la normativa UE, e in particolare con l’art. 34 TFUE, che vieta le restrizioni quantitative all’importazione e tutte le misure di effetto equivalente tra gli Stati membri. Il limite imposto dalla normativa belga concerne solamente le modalità di vendita dei prodotti derivati dal tabacco e non le loro caratteristiche e, inoltre, si applica a tutti gli operatori nazionali del settore.

Pertanto, sempre se gli importatori/produttori rimangono liberi di fissare il prezzo massimo di tali prodotti, non vi è nessuna violazione del diritto UE.

Infine, la Corte di Giustizia ha chiarito anche che la normativa belga non contrasta con il principio di leale collaborazione tra l’Unione e gli Stati membri in materia di regole di concorrenza applicabili alle imprese, ai sensi del combinato disposto degli articoli 4, par. 3, TUE e 101 TFUE. La legge sulla tutela della salute, infatti, non consente allo Stato di imporre o agevolare la conclusione di accordi tra fornitori e venditori al dettaglio vietati dall’art. 101 TFUE, né delega a tali operatori la responsabilità di adottare decisioni in materia economica visto che è la stessa normativa belga a dettare le regole in merito al prezzo che deve essere praticato dai venditori al dettaglio, vietandone i ribassi rispetto a quanto previsto nel bollo fiscale.

In conclusione, la sentenza della Corte di Giustizia rassicura gli Stati membri sul fatto che, fermo restando l’obbligo di lasciare liberi i produttori/importatori nella fissazione del prezzo massimo di vendita dei prodotti derivanti dal tabacco, essi mantengono ancora dei margini di manovra nell’adozione di misure su tali prezzi.

Mia Magli

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