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Sisma centro Italia. La testimonianza di chi coordina le operazioni da vicino: parla Santamaria

Data la sua  gentile disponibilità, come anticipato nello scorso numero di “Qui Difesa”, il Brigadier Generale Sergio Santamaria ci aiuta in quest’occasione a capire meglio il valore delle Forze Armate per fronteggiare le calamità naturali ed in particolare quella del 24 Agosto scorso che ha colpito il centro Italia. Eccovi, quindi,  la sua testimonianza.

Le Forze armate, con i suoi comandanti, in caso di pubbliche calamità, intervengono d’iniziativa sul territorio colpito con personale mantenuto sempre in prontezza, così come accaduto all’alba del 24 Agosto con le scosse sismiche che hanno avuto come epicentro i comuni di Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto, ma che hanno arrecato danni anche in vaste aree confinanti delle regioni Umbria e Abruzzo.       

In tale drammatico evento , avvenuto di notte e in un area montana e isolata dai maggiori centri urbani, i primi nuclei giunti sul posto hanno intrapreso un’azione di ricognizione sul terreno per capire come intervenire e individuare le prime necessità.  santamaria3Le  unità formate, i nuclei di ricognizione per intenderci, si sono occupati di pronto intervento soccorrendo gli sfollati e scavando tra le macerie con lo scopo di  mettere in salvo tutti coloro ancora intrappolati ed in imminente pericolo di vita. Nelle 24 ore successive si è schierato il 6° reggimento genio pionieri di Roma con personale specializzato, macchine apripista, scavatori e ogni altra attrezzatura utile sia per aprire varchi tra le macerie che per ripristinare la viabilità e consentire l’afflusso di tutti gli altri soccorritori.
Al crescere dell’esigenze e mano a mano che veniva a delinearsi il quadro della situazione, la Difesa ha aumentato sia la presenza della componente genio, schierando ulteriori plotoni provenienti dal 2° reggimento genio pontieri, reggimento genio ferrovieri, 8° reggimento genio paracadutisti che unità di supporto psicologico e supporto logistico. Lo Stato Maggiore dell’Esercito, al fine di dirigere e massimizzare gli sforzi finora espressi, ha costituito il raggruppamento sisma con a capo il sottoscritto a coordinamento di tutte le Forze attivate dalla Difesa. La cosa che preme sottolineare è che il numero di uomini impiegati e voluti dal Ministero della Difesa sono imponenti: parliamo di 1900 uomini appartenenti a Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri. Un impegno così importante testimonia purtroppo anche la tragicità dell’evento calamitoso del 24 agosto scorso. Vorrei ricordare che tale scossa sismica, di magnitudo  6.0, ha causato 300 vittime, migliaia di sfollati oltre ad ingenti danni su tutto il territorio. Le Forze Armate operano incessantemente e con abnegazione dal mese di agosto in un’area ad altissimo rischio sismico con continue scosse anche di forte magnitudo. Difatti, il  26 Ottobre una forte scossa di magnitudo 5.9, fortunatamente non causando morti, ha aggravato le condizioni della regione  provocando ingenti danni nella provincia di Macerata e attivando la necessità di avviare nuovamente un’operazione di soccorso alla popolazione colpita. Proprio le precedenti attività condotte di soccorso ed evacuazione della popolazione colpita, in occasione del terremoto del 30 ottobre di magnitudo 6.5, paragonabile – negativamente – al più noto dell’Irpinia di diversi anni fa, ha consentito di evitare  la morte di almeno 1500 persone stimate  tra Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria ma nel contempo ha sfasato, per tipologia d’intervento, le aree colpite ad agosto da quelle distrutte nel mese di ottobre.

Gestire il cratere, ovvero l’area colpita, ha significato anche la necessità di supportare la Protezione Civile nella verifica dei 300 mila immobili considerati a rischio. Per la prima volta stiamo facendo cose che, insieme, durante un’emergenza, non abbiamo mai fatto. E sono davvero parecchie se pensiamo, non solo al salvataggio delle vite umane, ma anche all’installazione dei sistemi abitativi emergenziali, alla distribuzione del cibo, alla gestione della viabilità, alla costruzione di strade, ponti e persino scuole prefabbricate. Abbiamo messo mano anche alla quotidiana manutenzione dei fiumi eliminando il materiale che poteva “ruscellare” e dimostrando uno sguardo sul territorio onnicomprensivo per preservarlo da possibili ulteriori eventi. sergio-santamariaDispiace veramente che lo scrigno del Medioevo italiano sia stato colpito così violentemente. In Palazzi d’inestimabile valore abbiamo recuperato perfino libri e documenti risalenti al 1300 nonché provveduto a coprire, con strutture provvisorie, chiese e siti d’interesse storico fortemente danneggiati al fine di preservare la condizione degli affreschi ivi contenuti. Sono state avviate, inoltre, operazioni di antisciacallaggio attraverso l’impiego di droni con tecnologia a rilievo infrarossi utili per il monitoraggio delle aree sgomberate, anche in condizione notturna.

Detto questo, il cratere deve essere tenuto unito, la sfida in corso è importante. La condotta dell’Operazione Sabina dovrà passare necessariamente attraverso la sincronizzazione degli interventi che nel Lazio e in Abruzzo, dopo il sisma del 24 Agosto, sono passati ormai alla fase di ricostruzione mentre in Umbria e Marche sono tuttora in piena fase emergenziale. Siamo continuamente a lavoro e finché ci sarà l’esigenza noi ci saremo. I tempi di attuazione e di evoluzione dell’Operazione Sabina dipenderanno da quanto, con l’esperienza e le capacità maturate, sapremo creare i presupposti per una buona ricostruzione ”.

 

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