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Soggiorno irregolare in UE e suoi limiti: il caso “Affum”

Soggiorno irregolare in UE e suoi limiti: il caso “Affum”

Il soggiorno irregolare in UE sta diventando un fenomeno sempre più diffuso e anche preoccupante. Gli Stati hanno cercato di correre ai ripari, sinora senza grandissimi risultati. Ma quali sono gli strumenti più opportuni che i membri dell’UE possono mettere in campo? L’interessante caso “Affum”.

Soggiorno irregolare, la pronuncia della Corte di Giustizia dell’UE

Con la sentenza 7 Giugno 2016 n. C-47/15 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea torna a pronunciarsi sulla questione del “soggiorno irregolare”.

Precisamente, la Corte di Lussemburgo è stata chiamata nuovamente a risolvere la controversia relativa all’individuazione degli strumenti più opportuni che gli Stati membri possono opporre al fenomeno delle immigrazioni clandestine sul proprio territorio. Nel fare ciò, la Corte ha finito col confermare quell’orientamento ormai consolidato in materia , e già espresso in precedenza da sue numerose pronunce , dando priorità nell’applicazione della “Direttiva rimpatri” 2008/115. In altre parole- è questo il ragionamento dei Giudici – in caso di ingresso irregolare le competenti Autorità dello Stato membro devono in primis avviare ed attuare le procedure di rimpatrio descritte nella direttiva prima indicata (tale direttiva prevede l’allontanamento forzato solo in caso di mancato rimpatrio volontario dopo un certo periodo): prima di ciò tuttavia non sarà possibile ricorrere ad altre misure coercitive, tra le quali in primo luogo la reclusione in carcere.

Soggiorno irregolare, il caso sottoposto alla Corte

Nel caso sottoposto alla Corte era in discussione proprio la legittimità europea delle norme francesi, che prevedono misure repressive provvisorie e definitive per l’immigrazione clandestina, e che erano state applicate in concreto nel 2013 all’immigrata ghanese Sèlina Affum. Il rischio- sottolinea la Corte- è quello altrimenti di rendere vana la direttiva stessa, che considera centrale l’intento di allontanamento attraverso misure di rimpatrio volontario o comunque il meno oppressive possibili. Non si tratta però di una chiusura totale: se il soggiorno irregolare permane senza alcuna ragione valida una volta espletate le procedure comunitarie, lo Stato potrà anche applicare in tal caso misure quali fermo e reclusione, dalla durata comunque non superiore ai 18 mesi.

La Corte UE continua così a riconoscere prevalenza- seppur non assoluta- a diritti fondamentali , come quelli di libertà, anche se in contrasto con altre situazioni pur meritevoli di protezione come il principio di legalità e la tutela dell’ordine pubblico, evitando il ricorso immediato ad incriminazioni penali legate ad esigenze di carattere concreto o anche solo allo status personale, come accadde in Italia con l’introduzione del reato di “inottemperanza ad un secondo ordine di allontanamento impartito dal Questore” di cui all’art. 14 comma 5-quater del T. U. sull’immigrazione, dichiarato poi illegittimo dalla Corte Costituzionale nel 2010.

 

Antonio Cimminiello

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