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Sospensione pena e scarcerazione per otto “scafisti”

Sospensione pena e scarcerazione per otto “scafisti”.

Sono le 14,45 del 28 Ottobre 2016 e nell’Aula 24 del Tribunale Penale di Palermo il GUP Dott. Giuliano Castiglia ha appena letto il dispositivo, ma gli otto imputati di provenienza africana non hanno ancora capito e fissano i loro avvocati in agonia.

Il capo di imputazione contestatogli è il delitto di cui agli artt. 81 cpv c.p., 110 , 12 comma 3 lett. a) b), comma 3 bis , comma 3 ter lett. b) D.lgs 286/1998 perché al fine di trarne profitto procuravano l’ingresso nel territorio dello Stato di soggetti di varia nazionalità in violazione della normativa vigente in materia di immigrazione, condotta consistita nell’avere dapprima promosso e organizzato e successivamente effettuato il trasporto nel territorio dello Stato di dette persone, ponendosi alla guida di gommoni di mt 12 circa.

La richiesta di condanna formulata dalla Procura è di dieci anni di reclusione e di oltre un milione di euro di multa ciascuno.

Sospensione pena e scarcerazione “scafisti”. La vicenda.

La vicenda trae origine dal luglio 2015, quando otto presunti scafisti venivano fermati, successivamente al soccorso nelle acque del Mediterraneo ad opera della Guardia Costiera.

Convalidato il fermo veniva applicata su richiesta della Procura la misura cautelare della custodia in carcere.

Un anno dopo circa, la richiesta di rinvio a giudizio e l’udienza preliminare dove i tre difensori chiedevano la definizione del giudizio col rito abbreviato.

“La tesi difensiva si è basata sulla sussistenza della scriminante dello stato di necessità: i presunti scafisti avrebbero sì guidato i gommoni ma solo perché costretti dai libici, i veri organizzatori del traffico di migranti. In ordine alla promozione e organizzazione, abbiamo inoltre dimostrato che nessuna responsabilità poteva essere loro ascritta” afferma l’ Avv. Pierfrancesco Cascio.

Sospensione pena e scarcerazione “scafisti”, il dispositivo.

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Dopo 5 ore di camera di consiglio ecco il dispositivo: il Giudice esclude il ruolo di promozione e organizzazione nonché la circostanza aggravante del fine di profitto; inoltre, aderendo alle tesi difensive, riconosce l’attenuante di cui all’art. 114 c.p. e contenendo la condanna alla pena di anni due di reclusione e 600.000,00 di multa ciascuno sospende la pena e ne ordina la liberazione.

Come sostenuto e documentato con articoli di stampa internazionale, spesso i c.d. scafisti altro non sono che migranti come gli altri passeggeri – dichiara l’Avv. Alberto Raffadale – costretti a guidare le imbarcazioni di fortuna sotto le minacce armate da parte dei libici, i veri organizzatori del traffico di migranti. Sebbene drivers il Giudice, su richiesta dei difensori, ha riconosciuto tutte le attenuanti prevalenti sulle aggravanti contestate e ciò ha consentito la scarcerazione nonostante sugli stessi pendesse una richiesta di dieci anni e oltre un milione di euro di multa formulata dalla Procura della Repubblica di Palermo”.

L’ Avv. Cinzia Pecoraro aggiunge: “Sono molto soddisfatta del risultato ottenuto, la tesi difensiva è stata sposata pressoché in pieno dal GUP. Con il riconoscimento dell’attenuante dello stato di necessità viene suffragata la ricostruzione da noi sostenuta sin dalle prime battute del procedimento. E’ la strada giusta da intraprendere, non si può combattere il fenomeno dell’immigrazione processando coloro che sono solo delle vittime in mano di trafficanti”.

Palermo, lì 28 Ottobre 2016: il GUP indica in giorni novanta il termine per il deposito della sentenza. Attendiamo la motivazione per una ricostruzione fattuale e processuale più dettagliata.

Iolanda Giannola

 

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