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Strepitus fori, va risarcito anche il danno all’immagine

Al fine di determinare un equo indennizzo per il soggetto che ha scontato ingiustamente un periodo di detenzione in carcere, devono essere preliminarmente considerati i pregiudizi economici subiti dallo stesso, ma non vanno tralasciati nè i danni arrecati alla famiglia, nè le ripercussioni negative sull’immagine (Cass. 53734/2016).

Strepitus fori, va risarcito anche il danno all’immagine

Protagonista della vicenda giudiziaria portata al vaglio della Cassazione un noto imprenditore del Meridione, che essendo stato vittima di un clamoroso errore giudiziario, aveva scontato per un periodo superiore a cinque mesi una pena non dovuta.

L’uomo, la cui azienda era specializzata nel settore dei trasporti turistici, aveva trascorso ben 77 giorni in custodia cautelare presso un istituto carcerario e 88 giorni in regime degli arresti domiciliari all’interno della sua abitazione.

Esclusa in appello ogni sua responsabilità in ordine ai reati ascrittigli e ottenuta la piena assoluzione, all’imprenditore veniva riconosciuta, in termini di ristoro per l’ingiusta detenzione subita, la somma di 100 mila euro.

Ritenendo che vi fossero i presupposti per avanzare in giudizio una nuova azione, il ricorrente proponeva una nuova domanda volta ad ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali subiti dalla moglie ed il ristoro dei pregiudizi all’immagine che lui stesso aveva patito a causa del c.d. strepitus fori.

Strepitus fori, di cosa si tratta?

Con tale espressione si intende il clamore mediatico che accompagna una condanna penale, un arresto, ecc, e che determina come conseguenza diretta e immediata l’aggressione alla sfera del decoro di chi ne è protagonista.

In altri termini, ci si riferisce alla lesione dell’immagine che il soggetto, indebitamente privato della propria libertà personale, subisce e con cui si trova costretto a fare i conti di fronte all’opinione pubblica. La sua persona viene connotata da giudizi negativi che ne offendono la reputazione e l’onore; la conseguenza di tale circostanza è dunque il discredito, la perdita di stima nell’ambiente sociale in cui il soggetto vive.

L’ordinamento giuridico riconosce, in capo a chi abbia ingiustamente trascorso un periodo di detenzione, il diritto ad ottenere un congruo indennizzo.

Strepitus fori, perchè va risarcito

La liquidazione dell’indennizzo per la detenzione illegale – spiega la Corte – è svincolata da parametri aritmetici o, comunque, da criteri rigidi. Essa, al contrario, si deve basare su una valutazione equitativa che tenga conto non solo della durata della custodia cautelare, ma anche, e non in misura marginale, delle conseguenze personali e familiari scaturite dalla privazione della libertà.

In tale contesto, i media avevano posto in grande evidenza la notizia dell’arresto dell’imprenditore, essendo questi uno tra i soggetti più noti nel settore dei trasporti turistici. Tutto ciò aveva causato al ricorrente e alla sfera imprenditoriale della moglie rilevanti danni economici; a ciò, doveva aggiungersi la circostanza che la sua immagine aveva subito una grave lesione a causa dello strepitus fori. In ultimo, non possono essere escluse dalla suddetta valutazione equitativa le sofferenze morali subite sia dall’imprenditore, che dalla famiglia.

Pertanto, assolutamente necessaria appare una più attenta rivalutazione dell’intera vicenda, con contestuale nuovo esame della domanda di liquidazione precedentemente formulata, al fine di riquantificare in termini congrui l’indennizzo per l’ingiusta detenzione, fissato dal giudice di seconde cure nella cifra di 100mila euro.

Chi ha subito una ingiusta detenzione vanta un vero e proprio diritto soggettivo, di ottenere una riparazione, che sia adeguata alla situazione concreta e che sia la più equa possibile in relazione all’effettivo pregiudizio sofferto, non solo dal punto di vista patrimoniale, ma anche morale.

Teresa Cosentino

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