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Successioni, nullo il patto per dividere eredità futura

Successioni, nullo il patto per dividere eredità futura

Viola il divieto di patti successori l’accordo sulla divisione della futura eredità e la pattuizione di rimanere in comunione. Corte di Cassazione, II Sezione Civile, 15.07.2016, sent. 14556.

Ancora uno stop della Cassazione ai patti successori cd. “dispositivi”. Con la sentenza 14556 del 15.07.2016, la Corte di Cassazione conferma il suo consolidato orientamento in materia di divieto di patti successori e chiarisce in maniera schematica gli aspetti da accertare per verificare se una pattuizione ricada o meno sotto la comminatoria di nullità ex art. 458 c.c.

cassazione

Le caratteristiche del patto successorio.

La Cassazione, con la sentenza citata, individua schematicamente le caratteristiche da accertare per determinare se una determinata pattuizione rientri o meno nel divieto di patti successori.

Secondo i Giudici di Piazza Cavour occorre verificare se:

– “il vincolo giuridico abbia avuto la specifica finalità di costituire, modificare, trasmettere o estinguere diritti relativi ad una successione non ancora aperta;

– i beni oggetto dell’accordo siano stati considerati dai contraenti come un’entità compresa in una futura successione;

– i disponenti abbiano contrattato o stipulato come futuri aventi diritto alla successione stessa;

– l’assetto negoziale debba aver luogo mortis causa”.

Successioni, il caso

L’occasione che ha consentito alla Cassazione di ritornare sulla materia riguarda una convenzione, con cui un fratello e una sorella si attribuivano le quote di proprietà di un immobile oggetto della futura successione “mortis causa” del padre, pattuendo altresì, per un altro immobile, di rimanere in comunione ex art. 1111, comma 2, c.c., fino alla morte dell’usufruttuario.

Tale scrittura privata secondo la Suprema Corte, alla luce anche delle caratteristiche innanzi indicate, configura un patto successorio dispositivo vietato dall’articolo 458 c.c., in quanto avente ad oggetto “l’attribuzione delle rispettive quote della proprietà di un immobile oggetto di futura comunione ereditaria, con l’intento di disporre dei diritti che ai sottoscrittori potrebbero spettare sulla successione non ancora aperta del loro genitore”.

Parimenti invalido il patto successorio dispositivo – il cui elemento essenziale è l’intenzione delle parti di regolamentare la disponibilità di un bene che esse riconoscono essere altrui e che prevedono diventerà in futuro di loro pertinenza mortis causa – stipulato fra gli aspiranti coeredi di rimanere in comunione, ex articolo 1111 c.c., comma 2, avente durata indeterminata, in quanto correlato al recupero della piena disponibilità dell’immobile a seguito dell’estinzione dell’usufrutto gravante su di esso.

Neanche il collegamento tra la scrittura privata oggetto di lite e la compravendita di uno degli immobili de quo conclusa tra i ricorrenti e il futuro de cuius, a testimonianza della consapevole adesione di quest’ultimo al precedente patto successorio dispositivo, vale a sanare la nullità dell’atto in questione.

Alessandra Iacono

 

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