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Svolge più attività per la ditta, quale si considera ai fini fiscali?

Svolge più attività per la ditta, quale si considera ai fini fiscali?

Nell’ipotesi del dipendente che, nell’ambito del proprio rapporto di lavoro, svolga più mansioni, ai fini fiscali deve aversi riguardo all’attività prevalente.

Illuminante, sul punto, una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Sent. n. 17779/2016).

Svolge più attività per la ditta, il caso

La vicenda riguardava il caso di una dipendente di una ditta che si occupava di vendita ed assistenza tecnica di arredi e macchinari per uffici.

La Corte, rigettando il ricorso promosso dall’azienda datrice, ha affermato l’assoggettabilità del suddetto rapporto di lavoro alla disciplina del CCNL Commercio, sulla base dell’accertata prevalenza dell’attività di vendita rispetto a quella di riparazione e manutenzione di macchinari.

Infatti, le risultanze istruttorie avevano dimostrato come l’attività di vendita di macchine, attrezzature, mobili per uffici fosse prioritaria rispetto alla complementare, e meramente eventuale, attività di assistenza tecnica, manutenzione e riparazione dei macchinari venduti.

In presenza di attività plurime ma non autonome, l’individuazione della disciplina collettiva applicabile al rapporto di lavoro deve essere effettuata, ai sensi dell’art. 2070 c.c, con riguardo all’attività prevalente (Cass. n. 4572/1987).

In altri termini, ove l’imprenditore eserciti plurime attività, occorre preliminarmente accertare se le distinte attività siano tra loro autonome (sotto il profilo tecnico e produttivo) o connesse, in quanto dirette al conseguimento della medesima finalità produttiva.

Svolge più attività per la ditta, alcuni dati normativi

L’identificazione della disciplina collettiva alla quale fare riferimento va condotta secondo i criteri dettati dall’art. 2070 c.c. e quindi in relazione all’attività effettivamente esercitata dal datore di lavoro; nei rapporti di lavoro inerenti ad imprese con attività plurima, tale identificazione va compiuta con riferimento all’attività prevalente se si tratta di attività diverse ma funzionalmente collegate con nesso di interdipendenza o accessorietà.

L’accertata volontà delle parti del rapporto di lavoro di sottoporsi alla disciplina collettiva comporta l’applicazione di tutte le clausole contenute nel CCNL, compresa la regolamentazione dettata con riguardo al trattamento economico.

Invece, nel caso in cui si accerti che il CCNL invocato dal lavoratore non è stato recepito dal datare di lavoro, il giudice di merito sarà tenuto a verificare l’adeguamento della retribuzione, ai sensi dell’art. 36 Cost., prendendo in considerazione solo gli elementi che costituiscono il cosiddetto “minimo costituzionale”, con esclusione degli istituti retributivi legati all’autonomia contrattuale, come la quattordicesima mensilità, la cui eventuale considerazione nel caso concreto da parte del giudice di merito richiede una specifica e adeguata motivazione (Cass. n. 15148/2008).

Domenica Maria Formica

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