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Tar: legittimo il crocifisso nei luoghi pubblici, è espressione dell’identità culturale. UAAR: inaccettabile

 

A volte ritornano, per dirla à la Stephen King. Quella della legittimità crocifisso nei luoghi pubblici è una questione antica, terreno di scontro elettivo fra i duri e puri della laicità e le vestali della tradizione cattolica. Nel consueto posizionamento delle parti, questa volta la sempreverde pièce è andata di scena a Mandas, piccolo comune della provincia di Cagliari. E anche questa volta il Tar è stato ligio al suo ruolo, dichiarando la legittimità dell’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici (Tar Sardegna, sent. 383/2017).

La vicenda questa volta è stata la seguente. È accaduto che nel piccolo comune della Sardegna, poco più di 2.000 abitanti,  nel 2009  il sindaco abbia adottato una delibera con cui ordinava l’immediata affissione del crocifisso in tutti gli uffici pubblici presenti nel territorio comunale e prevedeva la sanzione amministrativa di 500 euro a carico dei trasgressori, incaricando la polizia locale alla vigilanza sulla esatta osservanza dell’ordine impartito. Finita subito nell’occhio del ciclone, la delibera è stata revocata appena due mesi dopo.

Polemica archiviata? Nient’affatto: la battagliera UAAR (acronimo dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti), che si era già rivolta al giudice amministrativo per l’annullamento dell’ordinanza, ha voluto che i giudici si pronunciassero nel merito della vicenda, insistendo ancora, con la memoria del 29 aprile 2017, sulla fondatezza delle proprie pretese. Il collegio, come emerge dalla sentenza pubblicata ieri, era pronto a chiudere la vicenda dichiarando la «sopravvenuta carenza di interesse della ricorrente all’annullamento del provvedimento impugnato». Tale requisito, ricordano infatti i giudici, deve sussistere non solo al momento della proposizione del ricorso ma anche in epoca successiva, in base al principio per cui le condizioni dell’azione devono permanere fino al passaggio in decisione della controversia».

Ma sono le dichiarazioni sul merito del ricorso che fanno infuriare l’UAAR. Il Tar Sardegna si richiama infatti alla decisione con cui la Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo (sentenza del 18 marzo 2011, ric.30814/06) ha “assolto” l’Italia dall’accusa di violazione dei diritti umani per l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche, affermando che «la cultura dei diritti dell’uomo non deve essere posta in contraddizione con i fondamenti religiosi della civiltà europea, a cui il cristianesimo ha dato un contributo essenziale». La sentenza sottolinea inoltre come la Corte di Strasburgo, appellandosi al principio di sussidiarietà, ritenga «doveroso garantire ad ogni Paese un margine di apprezzamento quanto al valore dei simboli religiosi nella propria storia culturale e identità nazionale e quanto al luogo della loro esposizione; in caso contrario in nome della libertà religiosa si tenderebbe paradossalmente invece a limitare o persino a negare questa libertà, finendo per escluderne dallo spazio pubblico ogni espressione». In definitiva, spiega il tribunale amministrativo del capoluogo sardo, il crocifisso non viene considerato dai giudici di Strasburgo un elemento di indottrinamento, «ma espressione dell’identità culturale e religiosa dei Paesi di tradizione cristiana».

Apriti cielo, è proprio il caso di dire! L’UAAR già promette battaglia. «Brutta, decisamente una brutta sentenza», commenta a caldo Adele Orioli, responsabile delle iniziative legali dell’Unione. E anticipa: « Non escludiamo di fare appello al Consiglio di Stato e, perché no, fino alla stessa Corte Edu a Strasburgo circa la fondatezza o meno dell’interpretazione estensiva attuata dal Tar. Il sindaco aveva già ritirato il provvedimento ma noi siamo voluti andare avanti per affermare un principio: quello della laicità delle istituzioni. Il Tar ci ha dato torto appellandosi alla sentenza del 18 marzo 2011 della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo che però – sottolinea Orioli – fa riferimento alle aule scolastiche e non agli uffici pubblici».

Sul crocifisso, insomma, si continuerà a litigare. Al di là della singola vicenda, per chi volesse saperne di più, un buon approfondimento sul tema è offerto dallo storico Sergio Luzzatto,  che ha scritto per “Le Vele” di Einaudi  un agile  e documentato libretto  dal titolo “Crocifisso di Stato” (2011).

 (Amer)

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