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TAR Piemonte: il proprietario è responsabile per i rifiuti depositati da altri sul fondo e non smaltiti

TAR Piemonte: il proprietario è responsabile per i rifiuti depositati da altri sul fondo e non smaltiti

Un importante contributo alla normativa italiana in tema di tutela ambientale discende direttamente dal Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea che, all’art. 191, sancisce espressamente “La politica dell’Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell’Unione. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio chi inquina paga”. Proprio il riferimento al “chi inquina paga” costituisce l’addentellato normativo principale per sanzionare chi tenga una condotta contraria al benessere dell’ambiente naturale.

La responsabilità “per omissione”: il caso del proprietario del terreno che non rimuova i rifiuti depositati da altri

Ma, nel corso del tempo, la responsabilità da deterioramento ambientale è stata estesa anche ad altri soggetti non direttamente responsabili della contaminazione. Ad esempio, la sentenza del T.A.R. Piemonte 994 del 2016 ha ritenuto responsabile il proprietario per i rifiuti depositati da altri sul suo terreno e mai smaltiti. La logica giuridica più formalistica pretenderebbe la responsabilità del solo depositante, resosi colpevole di un grave rischio ecologico. Eppure, la giurisprudenza ha preso una piega assai più rigorosa, imponendo al proprietario del fondo un obbligo “di garanzia”. Ne scaturisce  la necessità per il titolare del diritto dominicale di rimuovere i rifiuti, in particolare a seguito di specifiche ordinanze comunali. La condotta omissiva, se causa un aggravamento del danno ambientale, è pienamente sanzionabile.  Le argomentazioni delle pronunce in tal senso si basano sul principio di diligenza necessaria e di cooperazione nel comune interesse della salute pubblica. Se il proprietario del fondo ha possibilità di intervenire direttamente per minimizzare i rischi connessi alla contaminazione e se ne astiene, contravviene all’obbligo di garanzia ed è altrettanto colpevole del danno ambientale.

Il nuovo volto della “responsabilità ambientale”

Sta affermandosi, in sostanza, un generale principio per cui il proprietario di un terreno deve adottare tutte le misure necessarie a garantire standard elevati di tutela di sanità ed igiene pubblici. Altrimenti si configurerebbe a suo carico una sorta di culpa in vigilando, giustificata dalla funzione sociale delle norme sulla tutela ambientale, tanto in ottica costituzionale (art. 42 Cost.) quanto europea (TFUE). La Corte di Cassazione aveva inaugurato questo indirizzo interpretativo fin dal 2013, prevedendo in capo al proprietario del fondo un obbligo di garanzia della salute pubblica anche per rischi derivanti dalla condotta di altri sul suo fondo. Ne è seguita una pioggia di sentenze in tal senso: ad esempio il TAR Lombardia, con la pronuncia 928 del 2016, aveva statuito che il proprietario deve provvedere al fine di evitare o minimizzare le contaminazioni sul suo fondo, anche se il fenomeno si è originato indipendentemente dalla sua volontà. Ad oggi, la giurisprudenza si è ormai cristallizzata in tal senso, massimizzando la tutela ambientale e rivalutando profondamente il ruolo delle omissioni nella violazione degli standard di tutela ambientale.

Davide Gambetta

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