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Taxi: avvocato Corte Ue, gli Stati possono imporre la licenza a Uber

 

Lussemburgo, 11 mag. – Gli Stati membri dell’Ue possono imporre a Uber l’obbligo di conseguire le licenze per il servizio taxi. È la conclusione cui è giunto l’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Ue Maciej Szpunar, nella causa che vede la multinazionale californiana contrapposta ad un’associazione professionale di tassisti spagnoli. Le conclusioni dell’avvocato generale non vincolano la Corte, che decide in piena indipendenza, ma indicano una soluzione giuridica nella causa.

Per l’avvocato generale, pur rappresentando un’idea “innovativa”, Uber rientra nel settore dei trasporti, pertanto può essere obbligato a possedere le licenze e le autorizzazioni richieste dal diritto nazionale. La multinazionale californiana non beneficia infatti del principio della libera prestazione dei servizi, che è garantito dal diritto dell’Unione ai servizi della società dell’informazione.

La causa nasce dalla Asociaciòn Profesional Elite Taxi, che raggruppa i tassisti di Barcellona e che ha fatto ricorso al Juzgado de lo Mercantil (Tribunale commerciale) della città catalana, chiedendo di sanzionare la Uber Spain per concorrenza sleale nei confronti dei tassisti.  La Elite Taxi ritiene che Uber non abbia diritto a fornire il servizio UberPop nella città di Barcellona, dato che né la società né i conducenti dispongono delle licenze e delle autorizzazioni previste dal regolamento comunale. Il Tribunale commerciale si è rivolto alla Corte di Giustizia dell’Ue, sottoponendo una serie di questioni sulla qualificazione dell’attività di Uber.

Per l’avvocato generale quello fornito da Uber è, sotto il profilo giuridico, un servizio misto. Affinché un servizio misto possa rientrare nella nozione di servizio della società dell’informazione, deve avere determinate caratteristiche, che Uber non ha, dato che, tra l’altro, i conducenti non svolgono un’attività propria, che esisterebbe anche senza la piattaforma di Uber, secondo Szpunar.

Inoltre, nell’ambito del servizio misto fornito da Uber, il trasporto è “indubbiamente” la prestazione principale, quella “che attribuisce al servizio misto il suo significato economico”. Pertanto, il servizio offerto da Uber non può essere qualificato come un servizio della società dell’informazione, ma consiste piuttosto nell’organizzazione e nella gestione di un sistema completo di trasporto urbano a richiesta.  Peraltro, nota Szpunar, Uber non offre nemmeno un servizio di car pooling, dato che la destinazione è scelta dai passeggeri e visto che i conducenti percepiscono un compenso che supera il rimborso delle spese sostenute.

Dato che il servizio svolto dalla app, cioè mettere in contratto autisti e passeggeri, è secondario rispetto al servizio di trasporto, per l’avvocato generale il servizio offerto da Uber deve considerarsi un servizio nel settore dei trasporti.  Pertanto, l’attività svolta dalla multinazionale californiana non è retta dal principio della libera prestazione dei servizi nell’ambito dei servizi della società dell’informazione, ma è soggetta “alle condizioni per l’ammissione dei vettori non residenti ai trasporti nazionali negli Stati membri”, nel caso in questione il possesso delle licenze e delle autorizzazioni previste dal regolamento della città di Barcellona.

(Red-Tog/AdnKronos)

 

 

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