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Terremoto L’Aquila: la Cassazione conferma le condanne per il crollo della Casa dello Studente

Terremoto L’Aquila: la Cassazione conferma le condanne per il crollo della Casa dello Studente

La Casa dello Studente, crollata in seguito al violento sisma del 6 Aprile 2009, sarebbe in ogni caso crollata. E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione nella sentenza n. 6604/17, depositata dalla Quarta sezione penale e relativa all’udienza svoltasi lo scorso 11 maggio, confermando le condanne a quattro anni di reclusione per gli ingegneri Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rosicone, e a due anni e sei mesi per Pietro Sebastiani, il presidente della Commissione collaudo dell’Azienda per il diritto agli studi universitari.

Il ragionamento della Corte di Cassazione

Infatti secondo i giudici di legittimità, l’edificio in questione che ospitava centinaia di studenti, era destinato a crollare in seguito al terremoto, perché ancora prima dei lavori di ristrutturazione eseguiti nel 2000, l’edificio era stato totalmente, e pericolosamente, modificato rispetto al progetto originario e alla iniziale destinazione d’uso.
Tuttavia i tre ingegneri che ne curarono la ristrutturazione nel 2000, e l’architetto responsabile del collaudo, avrebbero dovuto controllare i nuovi carichi di peso che gravavano sull’edificio, costruito nel 1965 dalla casa farmaceutica Angelini e la tenuta statica, prima di eseguire gli interventi che avevano progettato e che “hanno aggravato gli effetti del crollo” nel quale morirono sette studenti e il portiere dello stabile.

Il principio di diritto formulato dai giudici di legittimità

Invero, continuano i giudici: “Il progettista, ove si inserisca in una situazione in cui altri siano già intervenuti, è tenuto ad informarsi circa i pregressi interventi e, se del caso, a proporre o ad effettuare i necessari interventi di adeguamento”. Questo è il principio di diritto, affermato dalla Suprema Corte, un principio applicabile, peraltro, a tutti i disastri, anche recenti, come quello di Rigopiano, nei quali un evento naturale fa da detonatore a grossi errori di progettazione.
“Se è vero che non è addebitabile agli imputati la realizzazione di una variazione di uso dell’immobile Palazzo Angelini, poichè essi lo trovarono già adibito, e da tempo a studentato, è altrettanto innegabile che essi – scrivono i giudici di legittimità- subentrati, per così dire, in una situazione connotata da una variazione di uso, di fatto, ormai già realizzata da anni, hanno sicuramente trascurato che la Casa dello Studente è stata trasformata da edificio realizzato negli anni ’60 destinato ad abitazioni private, in una vera e propria struttura alberghiera, munita di tutte le relative dotazioni, che ne hanno palesemente stravolto l’originaria conformazione interna”.
“Il palazzo – si legge nella parte motiva- è stato in tutto e per tutto modificato, rimanendo tuttavia identico all’originale soltanto per ciò che attiene alle sue componenti statiche, rispetto alle quali né i tre progettisti, né il collaudatore si sono minimamente posti il problema se tutto quello che era stato realizzato, con le radicali e totali modificazioni conseguitene, fosse ancora compatibile con quanto era stato progettato e valutato quasi quaranta anni prima e per tutt’altra destinazione”.
I magistrati osservano, infine, che si sapeva che L’Aquila era da sempre, “e comunque da prima del 1965, a rischio sismico” e per questo il sisma del 6 aprile “è stato motivatamente ritenuto non imprevedibile né eccezionale”.
Insomma, qualcosa poteva essere evitato e per incuria o negligenza di chi dovrebbe assumersi la responsabilità di talune scelte, molte giovani vite, quel giorno, hanno visto la propria fine in pochi secondi, dove il tutto trema sulle spalle, quando il niente si ferma in un istante. Sarebbe bastato, porgersi una domanda, sollevare un dubbio, magari a quel tempo scontato o scriteriato ed oggi potremmo parlare, del simbolo della rinascita di una città rasa al suolo. Ma col senno di poi, si parla invano e si ragiona anche peggio. Almeno, però, la giustizia ha scalfito, oggi, una assoluta verità.

Mariano Fergola

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