Shopping Cart

Beatles, non saremo razzisti per contratto

«Noi suoniamo per la gente, per tutti, non solo per alcune persone» 

11 Settembre 1964, Jacksonville, Florida. Tutto è pronto per un altro, unico, indimenticabile concerto dei Beatles. Eppure qualcosa non va: gli organizzatori del tanto atteso evento pare non riescano a garantire un pubblico non discriminato su base razziale. Siamo nei primi anni Sessanta e, nonostante le lotte e i successi di attivisti del calibro di Malcom X e Martin Luther King, l’integrazione tra bianchi e neri nella vita quotidiana degli statunitensi sembra essere ancora un miraggio.

Per i Fab Four una simile circostanza è incomprensibile: «guardando la scena politica e venendo da Liverpool, suonavamo con band nere e c’erano neri nel pubblico. Quando andammo a Jacksonville e sentimmo che bianchi e neri sarebbero stati separati, dicemmo: “non è possibile!”», racconta Paul McCartney durante l’intervista rilasciata per il lancio di  “The Beatles: Eight Days a Week”, l’ultima impresa del regista premio Oscar Ron Howard, che documenta il dietro le quinte della band. Lo sgomento per i fatti di Jacksonville diventa presa di posizione: «li forzammo – prosegue Paul – ad integrarsi. E’ una grande cosa che poi mettemmo nel contratto. Ero davvero orgoglioso!».

Chuck Gunderson, esperto di Beatles-mania e autore del libro «Some fun tonight!», approfondimento sui tour dei Beatles dal ’64 al ’66, racconta sul quotidiano online Jacksonville.com che Paul, Ringo, John e George riuscirono ad abbattere la barriera razziale del Gator Bowl Stadium avvalendosi della Civil Rights Act, la legge degli USA che, due mesi prima dell’arrivo della band in Florida, aveva dichiarato illegale la segregazione razziale in ogni luogo pubblico. La sera di quell’undici settembre, dunque, bianchi e persone di colore seguirono insieme il concerto. Inoltre, a garanzia della loro volontà, i quattro ragazzi di Liverpool inserirono il divieto di segregazione come clausola nei contratti dei loro successivi concerti.

Vinsero così  la loro battaglia di civiltà e contribuirono ad imprimere nelle coscienze l’importanza delle lotte di quegli anni per i diritti degli afroamericani.

The Beatles e la fama

Nel mondo dell’arte ed in particolare della musica esistono due categorie di soggetti:  chi risponde alla fama e chi deve rispondere della fama. I Fab Four, a Jacksonville, decisero di rispondere della fama, del successo, della fiducia della gente; compresero, un’altra volta, che la loro musica poteva essere più di una serie di note su un pentagramma, di più: un urlo, un messaggio, una piccola rivoluzione sociale , politica e culturale, anche se circoscritta.

Erano solo quattro ragazzi, ma capivano il senso di ciò che gli accadeva intorno, erano consci del fatto che quel forte, isterico e assordante afflato che la folla giornalmente gli regalava doveva essere ripagato. Avevano ben compreso di poter fare tanto e di poter influenzare il pensiero del pubblico. Scelsero la libertà, la condivisione, l’amore e il cambiamento; erano gli anni Sessanta e tutto era  possibile.

Ci sembra di vederli i Beatles alla fine di quel concerto, stanchi, assonnati, ubriachi e consapevoli di aver fatto qualcosa di unico, felici per quell’ennesimo brindisi che sapeva di libertà.

The Beatles, una leggenda

Proviamo ad osservare, soprattutto nel contesto italiano, gli artisti contemporanei, i loro messaggi alla società, il loro modo di atteggiarsi, la loro assoluta sottomissione alle etichette, alle case discografiche: sono ancora in grado, questi artisti, di interpretare e raccontare il mondo con lo stesso coraggio dimostrato dai leggendari colleghi inglesi?

…intanto fantastichiamo sull’idea che, da qualche parte, in una sparuta cittadina della penisola in questo preciso istante, quattro giovani e scanzonati ragazzi stiano attraversando la strada poggiando i piedi su delle enormi strisce pedonali.

«You may say i’m a dreamer but i’m not the only one» 

Francesco Palazzolo – Romina Cataldo

Ultimi articoli

Agi Sicilia “Una panoramica sulle novità del diritto del lavoro”
Agi Sicilia – Il capitalismo geograficamente mobile
Divorzio congiunto: e se un coniuge revoca il consenso?
Testimoni di Geova e privacy all’attenzione della Corte di giustizia UE

Formazione Professionale per Avvocati
P.Iva: 07003550824

Privacy Policy | Cookie Policy

Partner