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Timbratura del cartellino con una app, il Garante della privacy dà l’ok

Rilevare, con una app sullo smartphone, l’orario di inizio e fine della giornata?

Secondo il Garante della Privacy, che ha accolto la richiesta di due società che chiedevano di poter monitorare il lavoro dei dipendenti impiegati fuori sede, si può.

E come? Con una app che geolocalizza il telefonino (e chiaramento il suo proprietario/lavoratore) e che individua gli spostamenti del lavoratore provando la sua presenza sul posto di lavoro.

La timbratura “virtuale”

Secondo le due società che hanno chiesto di poter adottare tale “timbratura virtuale” l’adozione della app permetterà di snellire le procedure relative alla gestione amministrativa del personale che opera fuori sede.

E su questo nulla quaestio.

Il Garante ha accolto sì la richiesta ma ha, altresì, elencato una serie di criteri da rispettare:

  • le società dovranno tener conto della privacy del dipendente applicando il principio di necessità
  • sarà necessario limitare la geolocalizzazione dei dipendenti: il sistema potrà conservare solo il dato relativo alla sede di lavoro (oltre a quello sulla data e l’orario della “timbratura” virtuale), senza tenere in conto il dato relativo alla posizione del lavoratore
  • il lavoratore dovrà essere avvisato dell’avvio della geolocalizzazione  da parte dell’azienda: la app dovrà prevedere una icona sempre ben visibile sullo schermo dello smartphone del dipendente, in modo da avvertirlo che la funzione di localizzazione sia attiva.
  • l’applicazione installata dall’azienda non potrà interagire con gli altri dati contenuti nel dispositivo di proprietà del lavoratore. L’applicazione, sviluppata da Peoplelink, prevede una autenticazione del dipendente tramite username e password. Dopo l’autenticazione il lavoratore dovrà cliccare sull’icona “Ingresso” per timbrare il cartellino virtuale in entrata e su “Uscita” per indicare la fine della giornata lavorativa.

L’installazione della app – hanno spiegato le società nell’istanza presentata al Garante – non sarà obbligatoria ma facoltativa e sarà data piena libertà di scelta rispetto all’utilizzo della app per rispetto delle scelte individuali oltre che per venire incontro ai dipendenti non dotati di smartphone.

La scelta di introdurre un sistema di timbratura virtuale deriva, chiaramente, dalle difficoltà che hanno le società di somministrazione lavoro di monitorare i dipendenti che sono assunti dall’agenzia e che vengono impiegati dalle società utilizzatrici. Il contratto di somministrazione, come sappiamo, prevede che sia l’agenzia somministratrice (parte datoriale del rapporto) a corrispondere l’intera retribuzione (e i relativi contributi previdenziali). La società utilizzatrice, poi, rimborserà l’agenzia per il costo del dipendente.

Ma siamo sicuri che un tale sistema di timbratura non dia luogo a facili elusioni? Può legittimamente pensarsi che il lavoratore si timbri per il tramite della app senza, tuttavia, essere realmente in servizio?

Vero è che le distanze necessitano di controlli più virtuali ma è anche sostenibile che i controlli “ordinari” e certamente più restrittivi assicurino una efficacia maggiore.

Voi cosa ne pensate?

Fabiola Fregola

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