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Tirocinanti ex art. 73 D.L. 69/2013, a MasterLex parla uno dei promotori della petizione

Nei giorni scorsi vi abbiamo raccontato della petizione promossa dai tirocinanti dei distretti delle Corti d’Appello di tutta Italia per ottenere il riconoscimento del diritto all’erogazione della borsa di studio per l’anno 2016. Oggi, a MasterLex, parla Antonio Salerni, tra i promotori della petizione.

Antonio, ci dica come è nata l’idea della petizione?

L’idea è nata l’anno scorso, tra febbraio e marzo 2015, quando ho organizzato una raccolta firme tra i vari uffici giudiziari, avvalendomi del gruppo FB che amministro, ossia “Tirocini, Uffici Giudiziari e Magistratura“, allo scopo di sensibilizzare il Ministero affinché fosse rispettata la legge che prevede, per i tirocinanti ex art. 73 D.L 69/13, una borsa di studio mensile (“mensilità” normativamente introdotta da agosto 2014, ma inattuata nel 2014 stesso)”.

Siete fiduciosi sul buon esito della richiesta?

“L’iniziativa dello scorso anno ha dato risultati (raccogliemmo circa 500 firme e consegnammo il tutto a maggio 2015). Il Ministero della Giustizia ha considerato la nostra richiesta, non solo a parole ma anche nei fatti, giacché un paio di mesi dopo fu pubblicato il decreto che avevamo richiesto, con il quale si avviava l’iter per accedere e liquidare le risorse individuate (circa 8 milioni di euro per il 2015)”.

Avete avuto un dialogo con il Ministero per cercare di velocizzare il riconoscimento della borsa di studio?

Sì. Sia io che tanti altri colleghi ci siamo interfacciati (telefonicamente principalmente) varie volte con i responsabili al Ministero, in particolare con la Direzione generale magistrati”.

Vi siete “riuniti” all’interno di un gruppo Facebook per esprimere le Vostre richieste, sono previste altre iniziative particolari?

“Il gruppo facebook è uno strumento fondamentale di aggregazione, aggiornamento e confronto, considerato che la nostra categoria è presente in tutti i distretti di Corte d’appello d’Italia, nei vari uffici giudiziari che hanno attivato questo percorso formativo. Continueremo ad essere un punto di riferimento per ogni iniziativa diretta alla tutela dei diritti dei tirocinanti negli uffici giudiziari”.

Quanto è importante l’apporto dei tirocinanti nei vari distretti delle Corti d’appello?

tirocinio-uffici-giudiziari“I tirocinanti, che ricordo accedono a questo percorso alla luce di un brillante percorso universitario, e cioè con una media esami o con un voto di laurea alti, sono un’importante risorsa nell’ambito del c.d. “ufficio del processo”. Viene loro garantita, grazie al contatto diretto del proprio magistrato, una formazione unica nel suo genere, utile non solo per chi sogna di intraprendere la carriera di giudice, ma anche per chi mira a fare poi l’avvocato o a lavorare in cancelleria. Quest’esperienza si trasforma in un valido supporto al lavoro nei tribunali. I tirocinanti lavorano con i magistrati a tutti gli effetti: preparano le bozze di sentenze, decreti, ordinanze, fanno le ricerche giurisprudenziali, studiano i fascicoli e gli atti, riducendo così il rischio di successivi errori o omissioni, spesso svolgono le attività in udienza che dovrebbero competere agli assistenti giudiziari e ai cancellieri (sopperendo così alle carenze organiche), stimolano lo scambio ed il confronto giuridico-culturale. Insomma, mitigano la c.d. la “solitudine del giudice” e al tempo stesso danno il loro contributo per migliorare la qualità e la quantità del lavoro degli organi giudicanti, come ammesso espressamente dagli stessi magistrati. Tutto questo “a gratis”, quando non vi è la copertura della borsa di studio (ad ogni modo molto esigua visto che non può superare, per legge, i 400 euro mensili).

E’ normale sopperire alle drammatiche carenze del comparto giustizia attingendo ad una leva, quella dei neolaureati, che avrebbe bisogno di essere sostenuta e invece non riceve nulla in cambio?

“La giustizia è un settore fondamentale e strategico per un Paese civile, non solo per regolare i conflitti sociali ma anche per attrarre investimenti e far funzionare l’intera economia. Non si è compreso perché per oltre 15 anni non sia più stato bandito un concorso per assumere nuovo personale negli uffici giudiziari italiani, al contrario di quanto avveniva in altri rami della P.A., anche meno “importanti”. Sicuramente la procedura di assunzioni annunciata in questi giorni è un segnale molto positivo. La speranza è che non rimanga un episodio isolato e che sia garantito, come accade già in altri settori della P.A., un regolare e naturale ricambio generazionale del personale. Altrimenti nessuna riforma potrà mai funzionare con le gravi carenze (di uomini e di mezzi) di cui soffrono gli uffici giudiziari, e che il prossimo concorso ridurrà solo in parte. Un ulteriore auspicio è che possa essere trovato un modo affinché questo “patrimonio umano” formatosi attraverso i tirocini formativi negli uffici giudiziari non venga disperso, ma sia valorizzato adeguatamente nelle prossime procedure di assunzione. Altrimenti si vanificherebbe il senso di ogni tirocinio formativo, che in quanto tale ha la sua ragion d’essere nel fornire un bagaglio di conoscenze utili per lavorare nello stesso ambito, o in ambiti affini, a quello dello stage completato”.

Come replica a chi sostiene che il tirocinio è occasione di formazione e dunque non è dato pretendere nulla?

A parte che ci limitiamo a chiedere ciò che la legge già prevede, ma come già detto queste esperienze non sono solo formative, ma anche lavorative. Formazione e lavoro ormai camminano di pari passo in ogni realtà. E quando vi è lavoro è giusto ricompensare economicamente i sacrifici fatti. Peraltro, sottolineo che la categoria dei laureati in giurisprudenza è una delle più “mortificate” nella fase post-lauream, giacché la stragrande maggioranza dei percorsi necessari per accedere ad una delle professioni in ambito giuridico (come ad esempio la pratica per l’avvocatura, la pratica notarile, gli stage negli uffici giudiziari, ecc.) o non viene pagata o è sottopagata. E ciò anche a sfregio di quanto previsto dalla legge. Per non parlare di quello che accade in altri Paesi. Bisogna combattere la tendenza italiana di considerare i tirocini o gli stage un modo distorto per “aggirare” le assunzioni“.

Cosa intendete esattamente ottenere con la petizione?

In questo caso la petizione che abbiamo presentato ad ottobre 2016 (con quasi 1.800 firmatari) vuole essere uno strumento per sollecitare il Ministero affinché siano individuate le risorse necessarie e venga predisposto il decreto col quale sia avviata la procedura per determinare e liquidare le borse di studio agli aventi diritto per il 2016″.

Redazione

 

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