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Titoli e diffamazione: “lezioni di giornalismo” dalla Cassazione

Titoli, diffamazione e giornalismo: continenza sin dall’inizio!

“Se togliessimo il grassetto ai giornali, quanto più tranquillo sarebbe il mondo” (Kurt Tucholsky).

Ci insegnano che un bravo giornalista, oltre ad interrogarsi sulle famose 5 w (Who?, What?, When?, Where?, Why?), debba partire da un titolo accattivante. Il titolo è l’essenza della notizia, dicunt. Deve anticiparla, senza esaurirla.

Ma fino a dove può spingersi un titolo? Pur di risultare irriverente, può “fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi”?

Attenzione, avverte la Cassazione (sez. III, sent. n. 20608/2011). La continenza, quale regola di moderazione, misura e proporzione delle modalità espressive, va calibrata rispetto all’intero contesto in cui l’articolo è inserito. Titoli, occhielli, sottotitoli e fotografie, infatti, esplicitano immediatamente il significato di un articolo. Anche tali elementi, dunque, potrebbero realizzare una divulgazione diffamatoria, soprattutto laddove la lettura del testo completo avvenga in modo rapido e superficiale.

Il titolo, pertanto, può fare la differenza.

Il fatto: quando il titolo fa l’articolo

In secondo grado la Corte territoriale accoglie l’appello presentato avverso la sentenza con cui il Tribunale aveva condannato al risarcimento il direttore responsabile del quotidiano per la pubblicazione di articoli ritenuti diffamatori.

Gli articoli, incentrati sull’arresto di un soggetto riconosciuto (erroneamente) da una guardia giurata quale uno degli autori responsabili di rapina e sequestro di persona, vengono analizzati alla luce del principio di continenza: violato per il Tribunale, ma non per la Corte di Appello.

Il ricorrente in Cassazione, dunque, adduce che il giudice di appello avrebbe considerato solo il testo degli articoli, senza analizzare il contenuto lesivo di titoli e locandine. La sentenza impugnata, infatti, avrebbe omesso di valutare la portata diffamatoria della reputazione del ricorrente.

A ciò si aggiunga che l’articolo, nel narrare che l’arrestato camuffato con parrucca per un travestimento scherzoso era uguale al rapinatore, ha fatto leva su una titolazione dotata di ironia diffamatoria. Il suggestivo racconto dell’accaduto, che ricostruisce il “clamoroso errore di persona” come “tragica fatalità” e “combinazione veramente sfortunata” avrebbe, a detta del ricorrente, violato il principio di cronaca neutrale. Infine, sottolineando l’attitudine familiare al crimine per i reati commessi dal padre del ricorrente, dall’articolo si evincerebbe la colpevolezza del soggetto, comprimendo la presunzione di innocenza.

I motivi del ricorso per Cassazione, però, meritano un’attenta analisi, non essendo facile trovare il punto equilibrio in quel delicato contemperamento di valori costituzionali. Perché, sul piatto della bilancia, occorre ponderare l’interesse pubblico all’informazione, il diritto di cronaca, quello di manifestazione del pensiero, la tutela della reputazione e dell’onore.

Corte di Cassazione, sez. III civile, sentenza n. 20728/2016: il titolo, chiarito nella stessa pagina, non trasforma la cronaca in diffamazione
Il vizio di cui all’art. 360, co. 1° n. 5 c.p.c., denunciato accanto alla violazione degli articoli 2043 c.c. e 595 c.p., però, attiene esclusivamente all’ipotesi in cui il giudice di merito ometta di considerare un fatto controverso decisivo e, pertanto, idoneo a scardinare l’intera struttura dell’apparato motivazionale (Cass., Sez. Un., sent. n. 24148/2013). Tale valutazione fattuale, in particolare, compete al giudice di merito, non potendo costituire oggetto di revisione ad opera del giudice di legittimità.

L’omesso esame dei fatti decisivi -titoli e locandine, quali fonti dell’illecito diffamatorio e, quindi, della violazione degli articoli 2043 c.c. e 595 c.p.-, non emerge dal ricorso. Dalla locandina allegata non risulta, infatti, che la cronaca si sia trasformata in diffamazione. Il titolo (“hobby delle rapine”), poi, non è riportato in locandina, rivelandosi inidoneo ad ingannare anche il lettore più frettoloso e distratto. Nella stessa pagina, infatti, appare immediatamente riportata la spiegazione della vicenda.

Verità, continenza e interesse pubblico alla conoscenza dei fatti restano, pertanto, i punti cruciali del diritto di cronaca.

Quanto ai titoli: va bene catturare l’attenzione…senza incorrere nell’altrui diffamazione!

Claudia Cascio 

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