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Trasferimento fittizio di società all’estero: invariata la giurisdizione sul fallimento.

Trasferimento fittizio di società all’estero: invariata la giurisdizione sul fallimento.

Trasferimento fittizioCon la sentenza n. 5419 del 18 marzo 2016 la suprema corte di Cassazione si è pronunciata a sezione unite sull’effettivo esercizio dell’attività d’impresa dopo il trasferimento di una società presso una sede estera (Romania), riconoscendo la giurisdizione del giudice italiano sul fallimento nei casi in cui lo spostamento della sede legale sia fittizio.

Trasferimento fittizio di società, i precedenti nazionali ed internazionali

Nel non accogliere il ricorso perchè infondato (il trasferimento all’estero della società è considerato “formale”), la sentenza richiama i precedenti in materia, sia nazionali (da ultimo, Cass. Sez. Un. n. 10823/2014) che sovranazionali (Corte di Giustizia Unione Europea 15 dicembre 2011, n. 191/10), alla luce del dettato dell’art. 3 Regolamento CE n. 1346/2000, che sancisce la presunzione di corrispondenza fra la sede sociale dichiarata ed il centro effettivo di interessi della società.

Per superare tale presunzione – e quindi verificare se il trasferimento all’estero sia volto solo ad evitare la sentenza di fallimento del giudice nazionale – la Corte ha enucleato una serie di requisiti ai quali fare riferimento.

Trasferimento fittizio, i requisiti della Cassazione per identificarlo

Nello specifico, occorre tenere in considerazione l’operatività della sede societaria, l’apertura ed utilizzazione di un conto corrente bancario nel paese di destinazione e la residenza dell’amministratore della società.

Nella ricostruzione operata dalla Cassazione viene citata anche la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, laddove ha chiarito che: «la sede effettiva della società s’individua privilegiando il luogo dell’amministrazione principale della società, come determinabile sulla base di elementi oggettivi e riconoscibili dai terzi».

Occorre dunque, in altri termini, che il giudice operi una verifica fattuale e concreta dell’effettivo svolgimento di attività d’impresa presso la nuova sede. Solo superare tale verifica permetterà la modifica in punto di giurisdizione, considerata anche la preminenza che la corte riconosce alla tutela dell’affidamento dei terzi.

Nel caso in analisi il trasferimento è stato considerato fittizio, in quanto la società non poteva considerarsi operativa in Romania, non era stato aperto un conto corrente in tale paese e la residenza dell’amministratore risultava ancora in Italia.

La giurisdizione sul fallimento pertanto rimane invariata, ed in capo al giudice italiano.

Avv. Chiara Pezza

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