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Trasparenza e contratti pubblici, interviene il Consiglio di Stato

Trasparenza e contratti pubblici, interviene il Consiglio di Stato

Nel suo ruolo di “baluardo” dell’imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa, l’Autorità Nazionale Anticorruzione aveva dettato nei mesi scorsi una serie di linee-guida di orientamento nell’applicazione delle norme del nuovo Codice dei contratti pubblici, con particolare riferimento alla composizione delle commissioni aggiudicatrici. Chiamato a pronunciarsi sul punto, il Consiglio di Stato tuttavia con il proprio parere ridimensiona la portata delle innovazioni suggerite dall’Authority presieduta da Raffaele Cantone.

Importante presa di posizione del Consiglio di Stato circa il contenuto delle linee-guida, elaborate qualche mese fa dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, e dedicate espressamente alla disciplina della composizione e funzionamento delle commissioni aggiudicatrici in materia di contratti pubblici. I giudici di Palazzo Spada, in particolare, hanno ritenuto non possibile dare riconoscimento ad una serie di soluzioni avallate al riguardo dall’ANAC. Viene bocciato in particolare l’obbligo  di nominare un presidente di commissione “esterno” rispetto all’amministrazione medesima ed anche in presenza di appalti al di sotto della cd. soglia comunitaria (pari a circa 5,2 Milioni di Euro).

L’entrata in vigore del nuovo Codice dei Contratti Pubblici: la posizione dell’ANAC

Soltanto nell’Aprile 2016 era entrato in vigore il nuovo Codice dei contratti pubblici. Con l’abrogazione del precedente D. Lgsl. 163/2006 (tra l’altro a più riprese accusato di essere il contenitore di norme numerose e farraginose), in concreto si dava applicazione in tal modo alle direttive dell’Unione Europea n° 23, 24 e 25 del 2014. Ma la novità più importante- e che per certi aspetti ha essa stessa ispirato l’intervento dell’ANAC- è stata l’individuazione di un nuovo criterio preferenziale di aggiudicazione dell’appalto pubblico. Esso non è più rappresentato dal discusso metodo del “prezzo più basso” (che spesso si poneva a discapito della stessa qualità dell’attività da porre in essere), bensì da quello della “offerta economicamente più vantaggiosa”. Il principale effetto collaterale di questa scelta però consiste nel riconoscimento in capo alla stazione appaltante di un maggior potere discrezionale rispetto al passato, e cioè un potere di valutazione con meno limiti. Il rischio principale, così, è quello di un’attività amministrativa facilmente propensa all’arbitrio, in dispregio di quell’imparzialità e buon andamento che per essa sono prescritte dall’art. 97 della Costituzione Italiana. Per ovviare a ciò, nei mesi scorsi l’Autorità presieduta da Raffaele Cantone ha stilato una serie di linee-guida per la scelta dei componenti delle commissioni aggiudicatrici . Tra queste indicazioni spicca la previsione dell’obbligo per le stazioni appaltanti, in presenza di ogni valutazione di carattere discrezionale, di nominare almeno un presidente che non appartenga già agli apparati amministrativi (e, precisamente, con una scelta tra nominativi presenti nell’apposito Albo tenuto dalla stessa ANAC). Quello che in origine l’Autorità aveva immaginato come semplice invito da rivolgere alle stazioni appaltanti, inoltre, viene ricostruito come obbligo valevole anche in presenza di appalti al di sotto della soglia comunitaria e persino per la scelta dei commissari “interni”. In altre parole, l’iscrizione all’Albo di cui sopra diventa condizione imprescindibile anche per chi aspira all’incarico di commissario ma già appartiene alla stazione appaltante che indice la gara. Nell’ottica di una maggiore responsabilizzazione inoltre le linee-guida prescrivono, tra le altre cose, l’obbligo per i commissari di dotarsi di una polizza di responsabilità civile per le conseguenze di eventuali errori nella valutazione delle offerte, ed il possesso di determinati requisiti per poter essere iscritti nell’Albo.

Il parere del Consiglio di Stato

Nel dare la propria valutazione delle linee guida elaborate dall’ANAC , il Consiglio di Stato però dà luogo ad una serie di puntualizzazioni che ne riducono la portata in maniera significativa. In primo luogo, i giudici di Palazzo Spada ritengono necessario espungere dal testo del documento la previsione dell’obbligo di nomina di un presidente di commissione “esterno” anche per gli appalti sotto soglia comunitaria. Tale scelta è motivata dalla necessità di rispettare le nuove norme contenute nel Codice dei contratti pubblici: quest’ultimo infatti soltanto in presenza di appalti di rilevanza comunitaria prescrive espressamente la designazione di una commissione esterna. Tra le altre indicazioni non condivise dal Consiglio di Stato, ricorre pure quella relativa all’obbligo della polizza assicurativa per i commissari: nello specifico, l’organo di giustizia amministrativa richiede al riguardo una maggiore specificazione dell’oggetto di tale polizza.

Tra trasparenza e legalità

Il parere elaborato dal Consiglio di Stato non rappresenta, comunque, una bocciatura integrale delle linee-guida varate dall’Authority (le quali tra l’altro si aggiungono ad altri sei provvedimenti di uguale provenienza e finalità, che è quella di orientare PA ed imprese nell’applicazione delle nuove norme). Viene anzi apprezzata la scelta di nominare commissari da un albo esterno,senza alcune ripercussioni sull’attività amministrativa, timore quest’ultimo manifestato da alcune amministrazioni di vertice. Ma la scelta di ridimensionare parzialmente tali innovazioni- su tutte la cancellazione dell’obbligo di nomina di presidenti di commissione esterni anche per appalti sotto-soglia – dimostra una particolare attenzione in ordine all’esigenza di assicurare una corretta applicazione delle nuove norme, e quindi rispettosa anche di principi come quello di legalità, anche se ciò apparentemente sembra sacrificare decisioni improntate alla maggiore salvaguardia della trasparenza amministrativa.

Antonio Cimminiello

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