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Trasporta rifiuti senza formulario, è reato? Il punto della Cassazione

Trasportare rifiuti senza il formulario costituisce reato?

L’approvazione del decreto legislativo n. 152 del 2006, che raccoglie la normativa in materia ambientale,  è stata ben lungi dal costituire un punto d’approdo stabile. E così stabilire se trasportare rifiuti senza il formulario sia o non sia reato non sempre si è rivelato impresa semplice. Spesso, infatti,  la  Cassazione si trova a dover ricordare i confini della rilevanza penale delle condotte di trasporto di rifiuti in assenza del formulario. È questo il caso della recente   sentenza n.36275/2016 .

Rifiuti tossici, Wikipedia
Rifiuti tossici. Fonte Wikipedia

Il caso  riguardava due soggetti dichiarati colpevoli sia dal Tribunale locale che dalla Corte di appello di Bologna del reato di cui all’art. 258, co. 4, del d.lgs. 152/2006, che riguarda la violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari. Inoltre gli stessi sono stati accusati anche di aver trasportato rifiuti speciali pericolosi con formulario identificativo avente falsa attestazione su provenienza e destinazione. Entrambi sono stati condannati a cinque mesi di reclusione: tuttavia gli imputati ricorrono al giudizio di legittimità, contestando particolarmente l’erronea applicazione della legge penale sull’art. 258, comma 4, del decreto, e sull’art. 485 c.p. (la falsa attestazione ideologica di formulari, costituendo scrittura privata, non avrebbe rilievo penale data l’abrogazione dell’art. 458) nonché l’inosservanza di norme processuali.

La Corte di Cassazione trova il ricorso fondato, ritenendo inesistente il reato, date le modifiche sull’articolo 258 introdotte dal decreto legislativo n. 205 del 2010 e successivamente nel 2011. Vediamo infatti cosa è cambiato.

Trasporto dei rifiuti senza formulario: il contenuto della sentenza n.36275/2016

L’accoglimento del ricorso da parte della Cassazione è dovuto alle diverse modifiche della disciplina: infatti la disposizione originale prevedeva l’applicazione della sanzione amministrativa, per chiunque, al trasporto di rifiuti non pericolosi senza formulario ovvero con indicazione nel formulario stesso di dati incompleti o inesatti, mentre per il trasporto nelle medesime condizioni di rifiuti pericolosi, la sanzione applicabile era quella stabilita dall’art. 483 cod. pen.

Il quadro normativo è rimasto immutato fino al 25 dicembre 2010, data di entrata in vigore del decreto legislativo n.205/2010: nella riformulazione, l’articolo si riferisce non già a “chiunque”, ma solo alle imprese. Inoltre bisogna ricordare che la modifica è stata fatta per l’introduzione del “SISTRI”, il sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti. Il contenuto del decreto ministeriale è stato poi successivamente modificato ed integrato prorogando, però, anche i termini originariamente fissati per la piena operatività del sistema. Il decreto n. 205/2010 prevedeva che le disposizioni in esso contenute entrassero in vigore a decorrere dal 17 dicembre 2009, all’effettivo avvio del SISTRI. Tale termine, però, è stato più volte prorogato. A fronte di quello che è stato dunque definito un “vuoto normativo”, con il successivo decreto ad hoc n.121/2011, ci si è posto quindi il tema della natura della medesima disciplina (interpretativa o innovativa?).

Trasporto di rifiuti senza formulario: le conclusioni della Cassazione

La Corte ha ritenuto che debba essere confermato l’indirizzo secondo cui il trasporto di rifiuti pericolosi senza il prescritto formulario, o con un formulario con dati incompleti o inesatti, non è sanzionato penalmente né dal nuovo testo del decreto 152/2006, art. 258, comma 4, né dal decreto 205/2010.

Le modifiche introdotte da quest’ultimo, eliminando (con effetto immediato) dall’art. 258, comma 4, il riferimento al trasporto di rifiuti senza formulario o con formulario contenente dati incompleti o inesatti, hanno di certo sottratto tali condotte alla sanzione penale, condotta che nel caso di specie sarebbe stata tenuta dagli imputati il 25 marzo 2009 (che all’epoca non aveva quindi rilevanza penale).

Non è pensabile inoltre l’attribuzione di norma interpretativa a tale disposizione con effetto retroattivo: il decreto 121/2011 ha semmai lo scopo di rivitalizzare quelle disposizioni penali prima abrogate.“Ma, in forza del principio costituzionale di legalità e di irretroattività delle norme penali, tale nuova efficacia non può che decorrere ex nunc e mai ex tunc”.

Cristina Ciulla

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