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Trust autodichiarato: niente imposta di donazione

La Cassazione civile, con la sentenza n. 21614 del 26 ottobre 2016, si è pronunciata sulla dibattutissima questione relativa alla tassazione del trust cosiddetto autodichiarato.

Trust autodichiarato: di che si tratta

Il trust è un istituto derivante dal diritto anglosassone, introdotto in Italia nel 1992 con la ratifica della Convenzione dell’Aja, con cui un soggetto costituisce un patrimonio separato, finalizzato ad uno scopo determinato.

Con questo istituto, un soggetto, il disponente (o settlor), affida con atto inter vivos o mortis causa e trasferisce ad un soggetto di sua fiducia, il Trustee, la proprietà di determinati beni, affinché quest’ultimo ne assuma il controllo e li gestisca per le finalità stabilite dal disponente e nell’interesse di uno o più beneficiari, i quali si giovano delle utilità derivante da trust e, al suo termine, divengono proprietari dei relativi beni.

I beni facenti parte del patrimonio in trust, pur essendo di proprietà del trustee, mantengono una loro autonomia non confondendosi con gli altri beni di sua proprietà (cd vincolo di separazione) in quanto si tratta di un titolo di proprietà sui generis visto che il trustee non può avvantaggiarsi di tali beni i quali sono esclusivamente destinati allo scopo fissato in favore dei beneficiare designati (cd vincolo di destinazione).

Il trust autodichiarato si caratterizza per l’identità tra due soggetti: il disponente e il trustee. In questi casi dunque manca l’atto di trasferimento della proprietà tra tali due soggetti e il disponente si limita ad imporre un vincolo di destinazione a determinati beni che rimangono nel suo patrimonio con i relativi poteri di gestione e amministrazione ma, in quanto finalizzati al raggiungimento di determinate utilità ed in vantaggio di certi beneficiari, non ne potrà giovare lui stesso.

Trust autodichiarato: la tassazione

L’art. 2, comma 47, del D.l. n. 262/2006, nel disciplinare l’imposta sulle successioni e sulle donazioni, include nel suo campo di applicazione la “costituzione di vincoli di destinazione” e la Circolare n. 3 del 2008 dell’Agenzia delle Entrate specifica che la costituzione di beni in trust rileva, in ogni caso, ai fini dell’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni, indipendentemente dal tipo di trust. Ciò perché, anche col trust autodichiarato, vengono conferiti beni a titolo gratuito al trustee da immettere in trust con efficacia segregante.

L’Agenzia ha quindi affermato che anche il trust autodichiarato va tassato con l’imposta di donazione in considerazione della natura patrimoniale del conferimento in trust, dell’effetto segregativo che esso produce sui beni conferiti indipendentemente dal trasferimento della proprietà e del complessivo trattamento fiscale che esclude dalla tassazione il trasferimento dei beni a favore dei beneficiari.

Tuttavia si è sottolineato nel ricorso che nel trust autodichiarato i beni non vengono trasferiti al trustee bensì vengono meramente sottoposti ad un vincolo di destinazione a vantaggio dei beneficiari, esattamente come accade nel caso di costituzione di fondo patrimoniale con riserva della proprietà in capo al costituente, che l’Agenzia delle Entrate non ritiene sottoposto alle imposte di donazione e successione ma solo alle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa, difettando in questo caso il trasferimento dei beni dal disponente a un terzo.

La Suprema Corte, con questa recentissima pronuncia, ha contestato alcuni precedenti giurisprudenziali che ritenevano che l’art. 2, comma 47 ss., d.l. n. 262/2006 avesse istituito un’autonoma generale imposta «sulla costituzione dei vincoli di indisponibilità» la cui disciplina sarebbe stata indicata per relationem nelle regole sull’imposta sulle successioni e donazioni. In virtù di questa posizione, si trarebbe quindi un tributo autonomo che prescinderebbe dal trasferimento di ricchezza e dal conferimento di beni e che per tal motivo troverebbe il suo presupposto impositivo nella semplice costituzione di un patrimonio indisponibile, quale il trust anche autodichiarato.

Secondo la Corte, invero, il trust autodichiarato costituisce una forma di donazione indiretta, nel senso che per suo mezzo il disponente provvederà a giovare i beneficiari non direttamente bensì a mezzo del trustee in esecuzione di un determinato programma negoziale. Ed invero la costituzione del trust produce soltanto efficacia «segregante» dei beni in esso conferiti e questo sia perché degli stessi il trustee non è proprietario bensì amministratore e sia perché i ridetti beni non possono che essere trasferiti ai beneficiari in esecuzione del programma negoziale stabilito per la donazione indiretta.

Invero, l’imposta sulle donazioni e sulle successioni ha come presupposto l’arricchimento patrimoniale a titolo di liberalità, mentre in tal caso manca un reale trasferimento imponibile e si ha solo la temporanea preservazione del patrimonio a mezzo della sua «segregazione» fino al trasferimento vero e proprio a favore dei beneficiari. Manca quindi, per l’applicazione dell’imposta sulle successione e sulle donazioni, il presupposto impositivo della liberalità  alla quale può dar luogo soltanto un reale arricchimento mediante un reale trasferimento di beni e diritti che qui assolutamente non è ravvisabile.

Secondo la Corte non sarebbe neppure condivisibile la tesi per cui sarebbe stata istituita una nuova e autonoma ipotesi di tributo relativa a tutti i patrimoni di destinazione, inclusi tutti i tipi di trust, dovendo piuttosto farsi luogo ad una interpretazione costituzionalmente orientata in virtù dell’art. 53 Cost. per cui non pare ammissibile un’imposta senza relazione alcuna con un’idonea capacità contributiva.

Il principio di diritto affermato è dunque il seguente: l’istituzione di un trust cosiddetto autodichiarato, con conferimento di immobili e partecipazioni sociali, con beneficiari i discendenti del disponente-trustee, deve scontare l’imposta ipotecaria e quella catastale in misura fissa e non proporzionale, perché la fattispecie si inquadra in quella di una donazione indiretta cui è funzionale la segregazione quale effetto naturale del vincolo di destinazione, una segregazione da cui non deriva quindi alcun reale trasferimento di beni e arricchimento di persone, trasferimento e arricchimento che dovrà invece realizzarsi a favore dei beneficiari, i quali saranno perciò nel caso successivamente tenuti al pagamento dell’imposta in misura proporzionale.

Martina Scarabotta

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