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UE: oggi e domani eurogruppo ed ecofin, su tavolo Grecia e patto stabilità

 

     Lussemburgo, 10 ottobre  – Grecia, sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali e bilanci pubblici per l’Eurogruppo; finanza per il clima, lotta contro le frodi Iva, revisione del patto di stabilità, lavori in corso nel comitato di Basilea per la regolazione del settore bancario per l’Ecofin. Questo il menu delle riunioni dei ministri delle Finanze dell’Eurozona e dell’Ue che si svolgeranno tra oggi pomeriggio e domani a Lussemburgo.  Per la Commissione Europea parteciperà all’Eurogruppo il commissario agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici, che domani sarà affiancato anche dal vicepresidente Valdis Dombrovskis.

     Entro il 15 ottobre gli Stati membri devono trasmettere alla Commissione Europea e all’Eurogruppo i rispettivi documenti programmatici di bilancio, documenti nei quali vengono illustrati i progetti di bilancio per l’anno successivo.  L’Eurogruppo comincerà con la Grecia, discutendo dello stato di implementazione del programma di aggiustamento macroeconomico, in vista della possibile autorizzazione all’esborso di una ulteriore tranche di finanziamenti da 2,8 mld di euro (erogabile fino a fine ottobre).

Resta in dubbio l’adesione del Fondo Monetario Internazionale al programma, secondo quanto è emerso dagli incontri di Washington della settimana scorsa: il Fondo ritiene che sia necessario approvare misure di alleggerimento del debito pubblico greco, ma l’avvicinarsi delle elezioni politiche in Germania rende arduo un accordo su questo punto. Per il Fondo i target fissati per la Grecia, come quello di un avanzo primario del 3,5% per anni e anni, sono irrealistici.

     «Mi aspetto di poter dire che la Grecia ha rispettato tutte e 15 le “milestones” (riforme e provvedimenti che Atene si è impegnata a realizzare nell’ambito del programma di salvataggio, ndr) previste, ma non ci siamo ancora. Ci sono ancora un paio di cose da finalizzare»,

che riguardano l’energia e l’aviazione civile, «ma il governo greco è sicuro di poterle completare», ha spiegato un alto funzionario Ue.

     I ministri parleranno poi della sostenibilità di bilancio dei sistemi sanitari e per l’assistenza a lungo termine, per passare

successivamente alle questioni relative ai conti pubblici, inclusa l’implementazione del patto di stabilità. In questo contesto si parlerà tra l’altro della Spagna, cui manca tuttora un governo, ma il cui esecutivo facente funzione dovrebbe essere in grado di presentare un documento programmatico di bilancio entro il 15 ottobre. Sulla possibile sospensione dei fondi strutturali per Spagna e Portogallo, sottoposti a procedura per deficit eccessivo, è in corso un dialogo strutturale tra Commissione e Parlamento Europeo e il Consiglio ne attenderà l’esito.

Per quanto riguarda l’Output Gaps Working Group, il gruppo di «esperti di scienza missilistica» che lavora sulle metodologie di calcolo dell’output gap (differenza tra Pil reale e potenziale), un tema riservato agli specialisti ma decisivo ai fini della valutazione del rispetto del patto di stabilità da parte di uno Stato membro, «semplicemente i ministri verranno informati che non è stato ancora raggiunto un accordo sulle nuove metodologie. Non ci siamo ancora», spiega l’alto funzionario. «Siamo invece abbastanza vicini ad un accordo», continua la fonte Ue, sui parametri per la spesa pubblica, indicatori che esistono già, ma che verranno resi «più operativi».

     Tornando all’ouput gap, in attesa di raggiungere un accordo su nuovi metodi di calcolo, «c’è la volontà» di guardare ai risultati «meccanicistici» risultanti dai calcoli per rettificarli, in caso di evidenti disallineamenti, utilizzando altri parametri macroeconomici.

     Infine, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem dovrebbe informare i ministri sull’incontro dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali del G7 tenutosi in occasione degli incontri internazionali di Washington della settimana scorsa. Non è prevista una discussione su Deutsche Bank: «Non prevedo alcuna discussione sui cambiamenti di prezzo delle azioni di una singola istituzione finanziaria», ha tagliato corto l’alto funzionario.

Domattina i ministri delle Finanze di tutta l’Ue si ritroveranno a colazione per parlare anzitutto di come rendere più trasparente il patto di stabilità, spiega un secondo alto funzionario. La Commissione Europea sta lavorando sul tema, con lo scopo di individuare un’unica gamma di indicatori di bilancio, che sia valida sia per il braccio preventivo che per quello correttivo del patto di stabilità. Si parlerà anche dei risultati del dialogo strutturale tra Commissione e Parlamento sulla possibile sospensione dei fondi strutturali per Spagna e Portogallo. Due i punti sui quali è prevista una discussione tra i ministri. Anzitutto il progetto di direttiva relativa alla lotta contro la frode ai danni degli interessi finanziari dell’Unione (conosciuta come direttiva Pif nel gergo comunitario): si discuterà se includere la lotta alle frodi Iva nel campo di applicazione della direttiva.

      Malgrado «un consistente numero di Stati» sia contrario ad includere la lotta alle frodi Iva nella norma, spiega l’alto funzionario, «abbiamo una sentenza della Corte di Giustizia ed è tempo di procedere. Ci aspettiamo il via libera all’inclusione».

I ministri poi dovrebbero adottare delle conclusioni sulla finanza per il clima, tema attuale in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Marrakech, in Marocco, dal 7 al 18 novembre prossimi. I ministri dovrebbero poi parlare tra l’altro dello stato di attuazione della legislazione in materia di unione bancaria e dei lavori in corso nel Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, in cui sono presenti nove Stati membri e la Commissione Europea, che ha il ruolo di

osservatore.

     Qui, anche se non è previsto che i ministri ne discutano a lungo, la posizione della Commissione nei negoziati, specie con le controparti Usa, si fonda su un pilastro principale: l’Ue vuole evitare che le banche europee siano costrette a innalzare ulteriormente i requisiti patrimoniali, anche alla luce del fatto che le banche in Europa hanno un ruolo molto più centrale nel fornire finanza alle imprese di quanto non avvenga negli Usa, dove i mercati dei capitali sono molto più sviluppati. Un altro punto di disaccordo con gli americani riguarda i modelli interni che le banche utilizzano per la valutazione del rischio. Gli Usa vorrebbero rimuoverli, sostituendoli con modelli disegnati dalla vigilanza. L’Ue invece ritiene che vadano controllati, a volte riveduti e corretti, ma che in linea di massima siano utili per la valutazione e la misurazione del rischio in molti tipi di esposizione.

     (Tog/Adnkronos)

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