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Ultime dalla Cassazione per il delitto di appropriazione indebita dell’amministratore di condominio

Maggiore tutela per i condòmini nei confronti degli amministratori che abusano della propria nomina impossessandosi del denaro loro affidato.
La Seconda sezione penale della Suprema Corte di Cassazione con sentenza depositata il 16 settembre 2016  ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal legale di un amministratore di condominio che aveva subito una condanna in appello per appropriazione indebita di una somma di denaro, nonché di tutti i libri contabili e della documentazione amministrativa.

La vicenda ebbe origine nel 2009 quando l’amministratore ricevette dai condomini una prima somma di denaro che avrebbe dovuto versare all’erario quale sostituto di imposta a titolo di ritenuta d’acconto presso l’Agenzia delle Entrate, che però non fu mai versata.

Ma c’è di più. Lo stesso avrebbe intascato anche una seconda somma, affidatagli per liquidare il compenso di alcune prestazioni ricevute dal condominio da parte un consulente professionista (geometra).

Invano e ripetutamente quest’ultimo si era rivolto al furbo amministratore chiedendo la ricevuta dell’avvenuto pagamento, così come invano venne spedita dai condomini una raccomandata con la richiesta di convocare l’assemblea per dar conto della somma che avrebbe dovuto versare all’Agenzia delle Entrate.

La Corte, nel dichiarare inammissibile il ricorso, ha sottolineato come le motivazioni   dei giudici di merito, siano esenti da vizi logici e non  ha ritenuto necessario discostarsi dalle loro ricostruzioni riconoscendo l’appropriazione delle somme e della documentazione da parte del ricorrente.
Anche in questi casi per la Cassazione si consuma il delitto di appropriazione indebita.

La difesa del condannato ha, oltretutto, tentato di eccepire l’intervenuta prescrizione del reato, assumendo di essersi erroneamente indicata la data di consumazione.
La Cassazione ha però sottolineato come l’individuazione del momento di consumazione nel delitto di appropriazione indebita riguardi la realizzazione dell’interversione del possesso, in questo caso della somma e dei documenti. Accostandosi all’orientamento della Corte territoriale, nel caso di specie è plausibile individuarlo nel momento della ricezione della raccomandata con la quale i condomini chiedevano chiarimenti-mai ricevuti- sul versamento della ritenuta d’acconto.

Proprio in ambito condominiale si verifica con maggiore frequenza la violazione dei criteri di diligenza.
Non sono rari, infatti, i casi riportati dalle cronache, in cui gli amministratori utilizzino tutti o parte dei contributi versati dai condomini e/o utilizzandoli per finalità diverse rispetto a quelle cui sono destinati. Ma si tratta di comportamenti imputabili, fortunatamente, ad una minoranza di amministratori.

Dichiarando inammissibile il ricorso la Corte ha condannato l’amministratore ad un’ammenda di 1500,00 euro nonché alle spese del giudizio.

Rosalba Lo Buglio

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