Shopping Cart

Una storia chiamata Aldo Naro

La sera del 14 febbraio 2015 moriva, a Palermo,  Aldo Naro. Ieri il secondo anniversario della sua morte, avvenuta alla discoteca Goa di Palermo. All’indomani dell’anniversario la redazione ricorda il giovane medico, barbaramente ucciso pochi giorni dopo la sua laurea in una festa in maschera nella discoteca Goa.

Si dice che nella vita esistono due tipi di sofferenze: quelle dell’anima e quelle del corpo. Quest’ultime, per quanto dolorose, recano con sé il vantaggio di poter essere alleviate con ciò che la scienza medica ci offre; quelle dell’animo, invece, non conoscono sostanza che possa guarirle e l’unico loro rimedio non è altro che il tempo. Quel tempo che scorre e cancella ogni cosa, che dà nuove speranze e sana ferite un tempo considerate insanabili. Ma certe sofferenze no, non conoscono cura che possa alleviarle, non c’è cassetto nella nostra mente in cui chiuderle per sempre. Ci sono sofferenze dove il tempo, tutto quello che ci resta a disposizione, non serve a dimenticare ma a raccontare e ricordare. Perché, per quanto brutali e dolorose, hanno bisogno di qualcuno che le tenga vive nelle mente di ognuno di noi. Sono quel tipo di sofferenze dove il dolore diventa spunto di riflessione, dove il dialogo diventa lezione, dove il tempo diventa chance di cambiamento. La storia che oggi vi racconto ha un nome breve: Aldo, Aldo Naro.

Una storia chiamata Aldo Naro

E’ la sera del 14 febbraio 2015, siamo a Palermo, quartiere periferico dello Z.E.N.

E’ venerdì, sono le 23.00 e all’ingresso di una famosa discoteca tanti giovani sono in coda per entrare alla festa di carnevale. Una serata all’insegna della musica e del divertimento con gli amici. In un angolo della grande discoteca, nella zona privèe, un gruppo di universitari sta festeggiando perché uno di loro, quello con la faccia dipinta da joker è diventato un medico. Si chiama Aldo, ha 25 anni, viene da San Cataldo ed a Palermo ci vive da quando ha iniziato a frequentare l’Università. Fuori fa freddo, dentro invece la serata continua, alle 3 il locale è ancora colmo di gente, la musica rimbomba da tutte le parti e nessuno ha intenzione di togliersi dal volto la maschera indossata. Aldo esce e rientra alcune volte dal locale affollatissimo, da un ultimo sguardo fuori, si volta e rientra. Non sa ancora che non ne uscirà vivo. In fondo alla sala, dove aveva lasciato i suoi amici c’è “rivugghio” (così si dice in dialetto palermitano – ndr), una lite, come spesso accade in occasioni di feste affollate. Aldo si avvicina, qualcuno si strattona, c’è uno con un cappello da cowboy, l’altro sembra uno dei suoi amici. Non fa in tempo a raggiungerli che scoppia una rissa. Aldo viene colpito più volte al torace ed al volto, alcuni addetti alla sicurezza sedano la rissa e prendendolo sottobraccio, percorrono la sala fino alle scale che vanno all’esterno e poi… poi Aldo cade, scivola, viene colpito da un calcio alla testa: l’atto conclusivo ed inaspettato di una serata che sarà l’ultima. Una serata di respiri, di sorrisi termina così. Aldo non finirà il suo cocktail, non saluterà i suoi amici sotto casa, non bacerà più la sua ragazza, non sentirà al mattino la chiamata della mamma, non farà della sua professione, della sua vita, una missione. Le indagini diranno che Aldo a terra, ha ricevuto un calcio violentissimo alla testa che gli ha causato una emorragia cerebrale uccidendolo prima ancora che i suoi colleghi arrivassero all’ospedale.

Questa è la storia di un giovane uomo la cui vita è stata spezzata dalla violenza di un altro giovane uomo; la storia di chi, ha sempre creduto nel sacrificio come forma di appagamento non per se stessi ma come atto indispensabile per gli altri. Per chi soffre, per chi sta male. È la storia di un giovane innamorato della propria vita.

Poi c’è l’altra parte della storia di Aldo, quella fatta dal tempo, che inizia da quel 14 febbraio in poi e a scriverla sarà la Giustizia Italiana, i suoi familiari e gli amici. Per la sua morte c’è già una condanna. Il Tribunale per i minorenni ha condannato a dieci anni di reclusione il giovane di 18 anni (all’epoca dei fati minorenne-ndr) che lo avrebbe ucciso sferrandogli il calcio fatale alla nuca. Condanna confermata anche in appello. Gli altri 13 imputati coinvolti a vario titolo, sono, invece, in attesa di giudizio.

A riempire le pagine di questa storia si sono aggiunte anche le istituzioni, le scuole e tutta la comunità di San Cataldo, determinati a non dimenticare Aldo. Diversi gli incontri con gli studenti e le cerimonie dove hanno presenziato i suoi familiari. Alla sua memoria è stato dedicato il “Premio di Studio Aldo Naro” messo a disposizione dal liceo scientifico Volta di Caltanissetta e dalla famiglia Naro per i neodottori in Medicina e Chirurgia diplomati presso il liceo scientifico nisseno. Il 14 febbraio, di ogni anno, la comunità di San Cataldo si raccoglie in chiesa e nel silenzio della loro preghiera si unisce al cordoglio della famiglia.

Una storia chiamata Aldo Naro, non dimenticare

864839_20150214_10526069_10204252674666826_8665708455542601403_nQuel 14 febbraio in cui tutto il mondo festeggia l’amore, i migliori ristoranti della città sono sold-out; in cui vengono regalate milioni di candele, cioccolatini e rose è lo stesso 14 febbraio in cui la preghiera che tutta la città di San Cataldo rivolgerà ad Aldo è, e resterà per sempre, la manifestazione d’amore più bella che potrà mai essere compiuta al mondo. Non importa se sia nata dal dolore o dalla gioia, conta l’intensità con cui il tuo cuore ti porta a stare vicino a chi vorresti, si chiama Umanità.

Spero anch’io, con queste poche parole, di aver usato il tempo per scrivere a tutti quei giovani come me, che ogni giorno sognano, si battono; che odiano la violenza, che si indignano e vogliono giustizia, di non smettere di farlo. Spero d’essere stata utile a continuare a far vivere questa storia che è la nostra, la mia. Perché Io sono Aldo Naro.

Marianna Aida Alessio

Ultimi articoli

Agi Sicilia “Una panoramica sulle novità del diritto del lavoro”
Agi Sicilia – Il capitalismo geograficamente mobile
Divorzio congiunto: e se un coniuge revoca il consenso?
Testimoni di Geova e privacy all’attenzione della Corte di giustizia UE

Formazione Professionale per Avvocati
P.Iva: 07003550824

Privacy Policy | Cookie Policy

Partner