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Unioni civili, il Governo vara i decreti attuativi della l.n. 76/2016

 

A quattro mesi dall’entrata in vigore della legge sulle unioni civili, su proposta del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, i tre decreti legislativi per dare attuazione alla legge n. 76/2016 sulle unioni civili.

Il primo provvedimento licenziato da Palazzo Chigi, in particolare, contiene disposizioni per l’adeguamento delle norme dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni alle previsioni della legge sulla regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Sono stati inoltre introdotti ina serie di accorgimenti necessari a coordinare le nuove disposizioni con la normativa esistente. Tra le altre cose, i decreti prevedono che, come per il matrimonio, a persona unita civilmente che aggiunge al proprio cognome quello del partner non perde il suo cognome d’origine. Rispetto al decreto ponte (D.p.c.m. 144/2016), con tali norme non è necessario produrre alcuna modifica anagrafica.

Il secondo decreto, invece, riguarda gli aspetti internazionalistici della disciplina. Queste norme dovrebbero evitare le possibili elusioni della disciplina italiana quando non esistono profili oggettivi di transnazionalità, come per esempio quando si tratta di un’unione civile contratta all’estero da cittadini italiani che abitualmente vivono in Italia. Anche in questo caso l’unione civile resta regolata dalla legge italiana.

Infine, sono state apportate alcune modifiche al codice penale per consentire, anche in quest’ambito, l’equiparazione del partner dell’unione civile al coniuge. Si consente così che possa operare il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare quando le inadempienze siano del partner dell’unione civile nei confronti dell’altro; che possa applicarsi al reato di omicidio l’aggravante dell’essere la vittima coniuge dell’autore, anche quando il fatto avvenga tra due soggetti legati da unione civile.

Ora tocca alle Commissioni competenti di due rami del Parlamento esprimere il proprio parere sui decreti entro 60 giorni. Frattanto continuerà a trovare applicazione il decreto ponte e le indicazioni per la celebrazione delle unioni fra persone dello stesso sesso diramate dal Ministero dell’Interno.

(Amer)

 

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