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Uomini che interrompono le donne: manterrupting, mansplaining e bropropriating

Si chiama manterrupting, e ci siamo passate tutte.

Il termine è frutto della crasi fra “man”, uomo, e “interrupting”, il gerundio inglese del verbo “interrupt”, interrompere: in sostanza, è il fenomeno per il quale un uomo interrompe una donna mentre sta parlando. O, in certi casi, la donna che “sta cercando” di parlare. A volte, peraltro, l’interruzione può avvenire senza alcun motivo, non perchè l’uomo dissenta o voglia sottolineare la propria opinione: in tal caso, infatti, non ci sarebbe nulla di male, perchè si instaurerebbe un normale, normalissimo dialogo.

L’escalation inarrestabile del manterrupting

In genere capita durante un briefing, una conference call, un brainstormig aziendale, tanto per rimanere in tema di inglesismi. Ma non necessariamente, perchè come tutte sappiamo la stessa situazione può verificarsi in famiglia, a scuola, in un negozio, sull’autobus, scegliete una location qualsiasi. In un illuminante video che riassume alcuni episodi di trasmissioni televisive oltreoceano, si fa addiritura ricorso al verbo “sush”, onomatopea di “sssshh!”, ovvero “Taci!”, oppure all’ormai internazionale “Shut up!” cioè “stai zitta!”. Non serve nemmeno saper parlare l’inglese, si capisce perfettamente

Può capitare inoltre che l’occasione sia provocata dall’uomo, il quale chiede spiegazioni ma non attende la fine della risposta, interrompendo prima della conclusione, o ricorrendo ad altre tattiche per svilire la controparte femminile. D’altronde, a seconda del settore, devono prendere posizione perfino gli ordini professionali: basti pensare al noto intervento del Consiglio Nazionale Forense, che ha confermato la condanna per censura (violazione degli artt. 5 e 20 del codice di deontologia forense, attualmente rientranti nell’art. 52 del codice deontologico sul divieto di uso di espressioni offensive e sconvenienti) all’avvocato che in udienza aveva privato la collega del titolo professionale chiamandola “signora” (qui il link alla pronuncia del 28 dicembre 2006, n. 195: http://www.codicedeontologico-cnf.it/wp-content/uploads/2012/08/2006-195.pdf).

Dal manterrupting al bropropriating in un circolo vizioso

Ed è meglio perfino evitare, a quanto pare, di insistere. Men che meno interrompere a propria volta l’interlocutore maschio…perchè a questo punto potrebbe verificarsi il caso del “mansplaining”.

Questo ulteriore fenomeno vede l’uomo inevitabilmente costretto a spiegare alla donna, in toni accondiscendenti e paternalistici, come mai la posizione che la stessa sta “provando” in ogni modo a perorare è priva di valore. In situazioni di estrema conflittualità, l’idea femminile potrebbe diventare inutile, sbagliata, ridicola, e come ovvio non sarà facile avere l’occasione per replicare, altrimenti si corre il rischio del “mainterrupting parte seconda- la vendetta”.

Non è ancora finita. Nella peggiore delle ipotesi, può arrivarsi al “bropropriating”, cioè l’appropriazione di un’idea, per cui il maschio alfa spaccerà come propria un’idea proposta e/o suggerita dalla controparte femminile, e ne rivendicherà il merito. Il capovolgimento di ogni buon senso.

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Quindi, ricapitolando.

Se si esprime un’opinione in una discussione, si sarà interrotte.

Se l’interruzione si rivela inefficace, la malcapitata è troppo rapida nel provare a difendersi oppure, onta assoluta, prova a polemizzare e insistere, allora le verrà gentilmente spiegato – con dovizia di particolari, ça va sans dire – come, quanto, perchè e in che modo il suo ragionamento sia sbagliato.

Dulcis in fundo, la sua idea potrebbe diventare di proprietà altrui.

E’ una magia.

Sia chiaro, comunque, che un simile atteggiamento non è di necessità solo maschile, potendo ben capitare che le interruzioni siano tra donna e donna, uomo e uomo, o che sia la donna ad interrompere l’uomo, anche se questa ipotesi è più rara.

E’ ormai un malcostume sociale, fondato sulla rapidità degli scambi interpersonali e sulla necessità di essere ascoltati, senza però in cambio ascoltare l’interlocutore.

Sarebbe meglio rifletterci tutti con attenzione, ed essere più aperti e bendisposti alla condivisione con l’altro: non solo quella virtuale dei social, quanto piuttosto la vera comunicazione con chi ci circonda nella vita di ogni giorno.

Chiara Pezza

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