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Vicino dispettoso, scatta la condanna per stalking

 

Vicini: amici o nemici?

L’amorevole compagnia e riservatezza del vicino di casa oggigiorno sta diventando sempre più il sogno di ogni italiano. Le liti condominiali, infatti, aumentano sempre più il contenzioso civile e talvolta sfociano anche in fattispecie penali. Dopo i vicini che lanciano escrementi nei giardini attigui, o che ingiuriano l’abitante della porta accanto, ora siamo di fronte ad una ulteriore e strano caso.

Il  caso: «ti stacco la corrente per dispetto!»

Singolare è la vicenda verificatasi in un comune alle porte di Torino. Un uomo, a seguito di discussioni col suo vicino per motivi di servitù di passaggio, ha iniziato ad infastidirlo. Le provocazioni consistevano in continui e repentini distacchi della corrente elettrica in qualsiasi ora del giorno. Il vile comportamento ha cagionato al vicino sfortunato, uno stato d’ansia continuo, tale da convincerlo a denunciarlo.

Da lì la battaglia legale. Il vicino molesto è stato condannato, sia in primo grado che in appello, per il reato di cui all’articolo 612 bis del codice penale. Le condotte poste in essere dallo stesso sono state giudicate come atti persecutori e per questo punibili.

La motivazione della Corte di Cassazione

Anche i giudici della Suprema Corte, con la sentenza 43083/2016, hanno confermato quanto statuito dai colleghi della Corte di Appello di Torino. Infatti, a dire della corte, la condotta posta in essere dal vicino dispettoso, realizza i canoni di cui all’articolo 612 bis c.p. in quanto consistenti in una serie concatenate di condotte orientate al medesimo scopo di arrecare disturbo alla persona offesa.

I giudici, infatti, sulla scorta della giurisprudenza dominante, hanno considerato gli atti persecutori sopraindicati rientranti nella fattispecie del cosiddetto stalking. Per la configurabilità di codesta fattispecie di reato è sufficiente che la condotta incriminata abbia indotto nella vittima, uno stato d’ansia e di timore per la propria incolumità.

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Quest’ultima sentenza, dunque, si aggiunge al novero di provvedimenti con cui la cassazione pone fine alle liti tra vicini. Quest’ultimi, talvolta orgogliosi e altre troppo presuntuosi.

Giacomo Donnarumma

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