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Violazione di domicilio, il requisito dell’attualità dell’uso dell’abitazione

Violazione di domicilio anche se la casa è momentaneamente disabitata.

C’era una casa molto carina, senza soffitto e senza cucina. Non si poteva entrarci dentro perchè non c’era il pavimento […]”. Così cantava Sergio Endrigo. Così cantavamo noi tutti quando eravamo bambini. E se in via dei matti numero zero non si poteva entrare per le ragioni che ben conosciamo, in un appartamento momentaneamente disabitato non si può entrare per un motivo semplicissimo: introdursi nell’abitazione altrui significa commettere il reato di violazione di domicilio (art 614 c.p.).

Cassazione n. 43499/2016 sulla violazione di domicilio

Lo ha chiarito la V sezione penale della Corte di Cassazione (sentenza n. 43499/2016), chiamata a pronunciarsi sulla condotta di un senza dimora che, forzate le porte dell’ingresso condominiale, si introduceva nella soffitta di un immobile. La Corte, ricordato che si configura violazione di domicilio anche in caso di accesso non consentito a una pertinenza dell’appartamento (nella specie, appunto, la soffitta), si è concentrata sul requisito dell’attualità dell’uso dell’abitazione.

Soffitta

Perché si configuri il reato di cui all’art. 614 c.p. – ha detto – è necessario l’utilizzo attuale dell’immobile; il concetto di “attualità”, tuttavia, non va confuso con quello di “continuità”. Occorre l’effettiva fruizione dei luoghi in cui il domicilio si estrinseca, a prescindere dalla presenza fisica del titolare del diritto. La violazione di domicilio, insomma, sussiste anche qualora l’avente diritto si assenti per un periodo più o meno lungo (si pensi a una casa di villeggiatura). Il reato non si configura, al contrario, in presenza di indici che rivelino la volontà di abbandonare definitivamente l’abitazione.

Nel caso portato all’attenzione della Cassazione, una siffatta volontà è stata correttamente esclusa: la persona offesa, in fondo, interveniva sul luogo del fatto una volta allertata dai vicini. I contatti con questi ultimi e la disponibilità a recarsi immediatamente sul luogo in caso di allarme venivano considerati elementi di fatto idonei ad escludere la volontà di un abbandono definitivo dell’abitazione.

Insomma, prima di accedere all’interno di un edificio “abbandonato”, chi non voglia incorrere nel reato di violazione di domicilio dovrà verificare che lo stesso sia effettivamente incustodito.

Violazione di domicilio, negato lo stato di necessità al senza fissa dimora

Quanto all’autore del reato, si impone, infine, una precisazione. I giudici di legittimità hanno escluso che l’essere senza fissa dimora gli permettesse di invocare la scriminante dello stato di necessità. Poiché quella di senza tetto non è una condizione attuale né imprevedibile, la sua perduranza nel tempo escluderebbe l’esigenza di “evitare un danno grave alla persona”, che è condizione imprescindibile per l’applicabilità dell’art 54 c.p.

Claudia Chiapparrone

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