Shopping Cart

Educare i giovani ai sentimenti contro la violenza sulle donne, parola alla criminologa

I numeri parlano chiaro, la violenza nei confronti delle donne costituisce una vera e propria emergenza nazionale.

Come si legge nel rapporto Istat, in Italia il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. E il dato più sconcertante è che la maggior parte degli atti di violenza non provengono da sconosciuti: il 62,7% degli stupri è commesso dal partner attuale o precedente.

14563526_10207493347273412_6137607562337760998_nAntonella Formicola nella vita, oltre ad essere avvocato, fa anche la criminologa e da anni è impegnata nel contrasto della violenza di genere. Un impegno appassionato che passa prima di tutto attraverso una continua opera di informazione e sensibilizzazione. Ed in effetti – come evidenziano gli stessi studi dell’Istat – la consapevolezza è il principale strumento per consentire alle donne di uscire da relazioni violente e di prevenirle. «Quello dei femminicidi è un fenomeno in crescita nel nostro Paese e il modo migliore per cercare di contrastarlo sarebbe sicuramente una profonda e pregnante attività di prevenzione», spiega la Formicola. Tuttavia, aggiunge «ad oggi la situazione legislativa è alquanto lacunosa».

Ritiene dunque, che le donne siano poco tutelate dalla legge?

«Sì, certo».

Cosa si può fare per contrastare la violenza sulle donne?

«Si può prevenire cercando di attuare attività di prevenzione e soprattutto campagne educative all’interno delle scuole per cercare di trasmettere l’educazione sentimentale ai giovani fin dai primi anni e creando intorno alle donne che denunciano violenze domestiche una rete di professionisti in grado di poterle supportare in un percorso che darebbe loro possibilità di sfuggire al loro aguzzino».

Quanta influenza possono esercitare i mass media, approfondendo e parlando sempre più del fenomeno? Ritiene ci sia un deficit di informazione?

«L’informazione attraverso i media è fondamentale, ma è importante che ci sia un linguaggio mediatico sano e specifico che sia soprattutto capace di farsi da portavoce per quelle che sono le esigenze che queste donne non hanno ancora avuto».

Eppure ci sono tante iniziative, campagne, azioni volte a dire definitivamente “stop” al femminicidio. Secondo lei cos’altro si può fare?

«Nell’ambito sociale si è fatto sicuramente tanto e a mio avviso l’attività principale che bisogna svolgere è quella di prevenzione ma purtroppo lo Stato non sempre è disposto a stanziare fondi adeguati a quelli che potrebbero essere corsi di formazione per istituire centri di accoglienza e simili, e soprattutto sbocchi lavorativi per queste donne che soltanto attraverso soprattutto una loro indipendenza economica trovare il coraggio di uscire da queste situazioni che tanto spesso si tramutano in tragedie dato che la situazione di soggezione anche economica della donna non le consente di liberarsi per la paura di affrontare il dopo».

Ultimi articoli

Agi Sicilia – Il capitalismo geograficamente mobile
Divorzio congiunto: e se un coniuge revoca il consenso?
Testimoni di Geova e privacy all’attenzione della Corte di giustizia UE
ADR, arriva Conciliaweb. Nuovo strumento per le risoluzione delle controversi tra utenti e compagnie telefoniche

Formazione Professionale per Avvocati
P.Iva: 07003550824

Privacy Policy | Cookie Policy

Partner