Shopping Cart

Virginia stai serena, Grillo ti ha imposto un contratto capestro

Il contratto che il Movimento di Grillo fa sottoscrivere ai suoi eletti che prevede 150 mila euro di multa per coloro che non dovessero allinearsi  alla linea dettata dal direttorio è un contratto capestro. Di più: è un negozio giuridico avente causa illecita che nessun giudice si sognerebbe mai di far rispettare. Parola di avvocato. Lo ha messo nero su bianco Titta Madìa sul sito di “Fino a Prova Contraria”, il movimento per la riforma della giustizia fondato da Annalisa Chirico e presentato lo scorso 19 luglio a Roma, con tanto di saluti via Skype dell’immancabile Raffaele Cantone, alla presenza di pezzi da novanta del calibro di Giuliano Amato, Paola Severino, Giovanni Legnini, Edward Luttwak e Giovanni Fiandaca.

«Il nostro ordinamento giuridico – argomenta l’avvocato Madìa, già legale di Mastella e zio del ministro della funzione pubblica – non tutela la libertà contrattuale dei privati allorché essa si esprima con contratti contrari a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume (art. 1343 codice civile). È evidente che non potrebbe pretendersi l’esecuzione di un contratto concluso per la vendita di parte (ovvero di organi) del nostro corpo. Così come non potrebbe azionarsi in Tribunale un accordo volto ad esercitare la prostituzione corrispondendo i ricavi ad altra persona». Ed in effetti nel nostro ordinamento è impensabile che una persona eletta ad una carica politica possa essere obbligata contrattualmente a conformarsi a decisioni assunte da altri nel partito. Se si ammettesse una soluzione del genere si renderebbe, di fatto, la carica elettiva controllabile da un’associazione privata (i partiti in Italia sono associazioni private), privando l’eletto di quella libertà che invece l’ordinamento dovrebbe garantire a tutti coloro che sono chiamati a svolgere una funzione pubblica, che dev’essere esercitata nel rispetto dei princìpi costituzionali di imparzialità e buon andamento. «La norma costituzionale – chiosa inesorabile l’avvocato Madìa – è evidentemente imperativa, attenendo al corretto funzionamento di un organo elettivo, e non può essere disattesa dalla privata volontà di un Movimento politico».

Lo statuto di un organismo politico – che sia un partito o abbia la pretesa di chiamarsi “Movimento” – può certamente pretendere , e senza necessità di alcun contratto, che l’eletto rispetti i programmi, le idee, le direttive impartite. Ma – spiega l’avvocato – l’unica sanzione possibile per l’eletto non allineato può consistere solo nell’esclusione dal Partito o dal Movimento. Come tutte le associazioni private, infatti, ogni partito può legittimamente prevedere regole per l’adesione e per l’esclusione. Nessuno spazio, invece, per forme di risarcimento di danni, indennizzi o qualsiasi altra forma di sanzione pecuniaria per la violazione delle regole e delle direttive provenienti dal Movimento. E Madìa è pronto a scommetterci: ove gli amministratori Cinque stelle decidessero di non ottemperare allo «scriteriato contratto» probabilmente verranno scomunicati dal capo e allontanati dal Movimento, «ma nessun giudice della Repubblica la condannerebbe a pagare i 150.000,00 Euro».

Si tratta, in effetti, di argomenti giuridici elementari. Possibile che nessuno fra i consiglieri di Grillo abbia sollevato il problema?

Andrea Merlo

Ultimi articoli

Agi Sicilia “Una panoramica sulle novità del diritto del lavoro”
Agi Sicilia – Il capitalismo geograficamente mobile
Divorzio congiunto: e se un coniuge revoca il consenso?
Testimoni di Geova e privacy all’attenzione della Corte di giustizia UE

Formazione Professionale per Avvocati
P.Iva: 07003550824

Privacy Policy | Cookie Policy

Partner