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Vivere in strada non è reato. La Cassazione assolve un senzatetto

Vivere in strada non è reato.Così la Cassazione ha assolto un senzatetto che era stato condannato, in primo e in secondo grado, a pagare 1.000 euro di multa.

Il fatto
Nel 2010 il tribunale di Palermo condannava un uomo che viveva in una baracca fatta di cartoni e pedane in legno. Il mancato rispetto dell’ordinanza sindacale che vietava bivacco e accampamenti di fortuna per non alterare il decoro urbano e l’intralcio alla viabilità, integrava -secondo i giudici del capoluogo siciliano- il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità (art. 650 c.p.).
La decisione veniva condivisa dai giudici di secondo grado e confermata in appello.

La difesa e la decisione della Cassazione

La difesa ha rilevato che l’esigenza di un alloggio è da ricomprendersi nello stato di necessità e che, dunque, nessuna condanna a carico del senza fissa dimora poteva essere pronunciata.
L’ordinanza del sindaco è una disposizione regolamentare, destinata alla generalità di consociati; per la sua stessa natura, essa non può contemplare situazioni imprevedibili o impreviste come quella di chi si trova costretto a vivere per strada. Non è sufficiente, infine, l’indicazione di generiche finalità di pubblico interesse.
Vivere in strada non è reato; nè può trascurarsi che la condizione dei senzatetto non sempre è il frutto di una libera scelta di vita. Non merita condanna chi, in assenza di un alloggio, non ha altra via se non quella di costruirsi un cielo alternativo per riparare un corpo che dimora per strada.
La prima sezione della Corte di Cassazione (sentenza n. 37787), dunque, ha condiviso gli argomenti del difensore, così annullando la condanna perchè il fatto non sussiste.

In un momento di profonda crisi, in cui le strade accolgono un numero sempre più elevato di persone, bisognerebbe forse tentare di offrire soluzioni che non trascurino il senso di solidarietà che è proprio di uno stato civile.
In fondo, come non si stanca di ricordarci Papa Francesco, “la pace è cominciata in una stalla, in una mangiatoia, da una famiglia emarginata“.

Claudia Chiapparrone

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