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Wi-fi free: chi risponde per il materiale scaricato illegalmente?

Un commerciante che, all’interno del proprio locale, metta a disposizione una rete wi-fi con libero accesso è responsabile per l’utente che commetta una violazione del diritto d’autore?

È il quesito a cui ha dato risposta solo pochi giorni fa la Corte di Giustizia dell’Unione Europea nell’ambito della controversia instauratasi tra il commerciante tedesco Mc Fadden e la major discografica Sony Music.

Un’opera musicale prodotta da quest’ultima sarebbe stata messa a disposizione su Internet, in modo gratuito, proprio attraverso la Rete wi-fi non protetta e gestita dall’imprenditore, il quale aveva fatto del libero accesso al web un mezzo per attirare l’attenzione della clientela.

L’etichetta discografica statunitense ha intimato al sig. Mc Fadden di rispettare i suoi diritti sul fonogramma illecitamente condiviso, avanzando richiesta di risarcimento del danno oltre che la cessazione della violazione dei diritti d’autore.

Il Tribunale Regionale di Monaco di Baviera, avendo prospettato l’insorgere di responsabilità indiretta in capo al sig. Mc Fadden, ha sottoposto alla Corte la questione. La domanda di pronuncia pregiudiziale si è incentrata sull’interpretazione dell’articolo 12 della direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa agli aspetti giuridici riguardanti il commercio elettronico e, specificatamente, il “semplice trasporto” o mere conduit.

Secondo tale direttiva, chi mette a disposizione del pubblico una Rete wi-fi gratuita offre un “servizio della società dell’informazione”. In poche parole, il mero conduttore del servizio non è responsabile per l’illecito posto in essere da terzi, a condizione però che «non dia origine alla trasmissione, non selezioni il destinatario della trasmissione e non selezioni né modifichi le informazioni trasmesse».

Ne deriva che l’attività di «semplice trasporto» è attività di per sé passiva, in quanto i prestatori di servizi e, in questo caso, i commercianti che mettano a disposizione una Rete wireless, difficilmente verranno a conoscenza delle informazioni trasmesse o memorizzate. E’ riconosciuto comunque il diritto del soggetto leso di adire l’autorità o un’organo giurisdizionale perché sia inibita la prosecuzione della violazione.

In questo caso, gli unici mezzi di controllo che il gestore potrebbe approntare consisterebbero nel chiudere la connessione ad Internet o nel proteggerla mediante password. Qualora venisse imposto al gestore di chiudere la connessione alla Rete si violerebbe la sua libertà di impresa oltre che la libertà d’informazione in capo ai clienti; entrambi diritti la cui protezione è sancita dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Ecco, quindi, che una misura volta a proteggere la connessione ad Internet rappresenta il giusto compromesso normativo, in quanto si limita ad esigere dagli utenti l’ottenimento di una password lasciando impregiudicata la loro libertà di informazione. Si spera così che l’impossibilità di agire nell’anomimato possa dissuadere gli stessi dal violare il diritto d’autore o i diritti connessi.

wifi

Questa la decisione, quindi, assunta dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con sent. n. C-484/14, del 15.09.2016.

In mancanza dei requisiti volti ad identificare chi accede ad una Rete gratuita posta all’interno di un locale commerciale, sarà comunque responsabile per l’illecito commesso il possessore del computer o del dispositivo dal quale è avvenuto il download di materiale illegale.

Ricordiamo infine che questo tipo di illecito, seppure sia stato ascritto tra quelli archiviabili per tenuità del fatto, è sanzionato con pena pecuniaria e con menzione della condanna nel casellario giudiziario.

“La musica, tra le tante cose belle che offre, ha la caratteristica di essere non un prodotto commerciale, ma tempo condiviso”. Ezio Bosso

Maria C. Cucuzza

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