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Wikileaks, la Svezia conferma il mandato di arresto per Assange

Wikileaks, la Svezia conferma il mandato di arresto per Assange

Niente passi indietro per la Corte svedese che ha confermato il mandato di arresto europeo per Assange, fondatore di Wikileaks, accusato di violenza sessuale e rapporti non protetti. Rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra dal 2012, Assange verrà interrogato, il prossimo 17 ottobre, dal procuratore Wilson Toainga.

Wikileaks, la Svezia conferma l’arresto di Assange: un processo politico?

La mente di Wikileaks non cambia idea, è certo che si tratti di un mero processo politico, volto a consentire la sua estradizione dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, Paese in cui Assange pagherebbe le conseguenze giudiziarie della diffusione di documenti secretati.

Dopo aver fondato il network nel 2006, Assange ha reso noti migliaia di documenti diplomatici classificati da tutto il mondo e legati a questioni spinose come lo spionaggio, i crimini di guerra, le torture e altre violazioni dei diritti umani.

Gli Stati Uniti lo hanno incriminato per spionaggio, cospirazione, furto di proprietà del governo e frode informatica: tutte accuse per le quali Assange potrebbe essere condannato a circa 45 anni di prigione.

Wikileaks: la contesa con Stoccolma

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Dopo alcune indagini svolte nel 2010 dalla procuratrice Marianne NY, la Corte svedese dà adesso mandato di arresto nei confronti di Assange, accusando l’australiano di aggressioni sessuali e rapporti non protetti.

Sebbene Assange abbia sempre negato le accuse, queste potrebbero valergli fino a 4 anni di reclusione. Tuttavia, quasi nulla in confronto a quello che l’attivista rischia negli Usa dopo la diffusione di documenti segreti, motivo per il quale dal 2012 Assange è rifugiato. Intanto, i suoi avvocati non cedono e annunciano il ricorso davanti alla Corte Suprema.

Stoccolma rifiuta la richiesta di revoca del mandato, anche dopo la pubblicazione da parte di Wikileaks di alcune cartelle cliniche del cofondatore da cui emergerebbe che la reclusione a Londra sta compromettendo la sua salute mentale.

Ma c’è di più. Neanche la posizione delle Nazioni Unite sul caso ha un peso per la Corte svedese: lo scorso gennaio, l’Onu si era pronunciata in merito, concludendo che la detenzione di Assange fosse illegale e intimando Svezia e Gran Bretagna a garantire l’immediato rilascio.

Wikileaks: la provocazione via tweet

Non si arrende Julian Assange e dall’account Twitter di Wikileaks lancia una provocazione: “If Obama grants Manning clemency, Assange will agree to US prison in exchange — despite its clear unlawfulness“. Dunque, se Obama garantirà la grazia a Chelsea Manning – l’informatrice di WikiLeaks che ha ottenuto di poter cambiar sesso in carcere – Assange acconsentirà ad essere messo in prigione in cambio.

Wikileaks, la Svezia conferma l’arresto di Assange: i leaks in relazione a Clinton

Intanto, a marzo, Wikileaks ha reso pubblico un archivio di oltre 30 mila messaggi che Clinton aveva inviato e ricevuto mentre era a capo della diplomazia. Ora si pianifica di pubblicare altre email dell’ex first lady e segretario di Stato Usa, nonché candidata democratica alle presidenziali Hillary Clinton che è sotto indagine per l’Fbi a causa dell’utilizzo di un server privato di posta elettronica, mentre era in carica dal 2009 al 2013.

Eloisa Zerilli

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