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Bambini dimenticati in auto dai genitori: tra omicidio colposo e amnesia dissociativa

La routine quotidiana, gli automatismi, la fretta sono ciò che caratterizzano la società moderna, in cui il lavoro e gli impegni assorbono ogni energia. Questa volta però, il lavoro, la fretta e la routine hanno causato una disgrazia: la morte di una bambina di 1 anno e mezzo dimenticata dalla madre in auto sotto il sole rovente di mezzogiorno.

La donna, infatti, dimenticandosi di lasciare la figlia all’asilo, andava direttamente al lavoro, in un ufficio del comune di Castelfranco di Sopra, in provincia di Arezzo, parcheggiando l’auto con la figlia rimasta nel seggiolino in un posto al sole. La bimba, dopo oltre 5 ore, moriva di asfissia e veniva ritrovata morta dalla stessa madre che l’aveva dimenticata che, tra urla di terrore, scopriva di essere stata la responsabile della morte della bambina.

Bambini dimenticati in auto: omicidio colposo e amnesia dissociativa

La madre, oltre alla disperazione per la perdita della figlia e al rimorso per esserne stata la responsabile, si troverà ora ad affrontare le conseguenze giuridiche e penali della sua condotta, dovendo rispondere dell’accusa di omicidio colposo.

Come già accaduto in passato, in presenza di eventi analoghi, la madre varrà iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo e abbandono di minore. La Procura di Arezzo, in persona del procuratore Roberto Rossi, seguirà la vicenda con il delicato compito di valutare le prove, le testimonianze e i fatti per indagare sulla ravvisabilità della negligenza, imprudenza ed imperizia richieste per la configurabilità del reato imputato alla donna.

Purtroppo non è la prima volta che succede una simile disgrazia che sembra ripetersi ogni estate, ma i giudici, di fronte ad una vicenda così umana, si trovano discordanti sulle loro decisioni.

Così, tra i vari casi, il docente universitario di Teramo che nel 2008 dimenticò la figlia in auto cagionandone la morte, accusato di omicidio colposo, si è visto riconoscere tutte le attenuanti ed ammesso al rito alternativo, patteggiò 8 mesi di reclusione. Ugualmente, una decisione dello stesso segno è stata pronunciata dal Tribunale di Perugia sulla morte del bambino dimenticato in auto nel 2011 a Passignano sul Trasimeno che, ammettendo il padre al patteggiamento, lo condannò a 1 anno e 4 mesi di reclusione. Stessa sorte per i genitori di origine ivoriana della bambina dimenticata in auto sotto il sole a Vicenza nel 2015, condannati, a seguito di patteggiamento, a un anno di reclusione con il riconoscimento di tutte le attenuanti e la sospensione condizionale della pena.

Se la condanna emessa all’esito di patteggiamento col riconoscimento di ogni attenuante e concessione della condizionale risulta essere la scelta più frequentemente intrapresa da legali, PM e giudici, non va dimenticato un precedente giurisprudenziale importante e recente: quello relativo alla morte del bimbo di due anni dimenticato in auto nel 2013 a Piacenza.

In questo caso, il padre del piccolo è stato prosciolto a seguito di apposita perizia psichiatrica che riconobbe in capo all’uomo una amnesia dissociativa temporanea che lo aveva reso incapace di intendere e di volere al momento del fatto, così da escluderne responsabilità penale: il Tribunale di Piacenza pronunciò sentenza di non luogo a procedere determinando il proscioglimento dell’imputato.

Si tratta ora di attendere per conoscere gli esiti della vicenda di Arezzo, per capire come si muoveranno i legali della donna e quali saranno le determinazioni della Procura e del Tribunale aretino.

Martina Scarabotta 

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