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Non licenziabile la dipendente che non impedisce alla collega di rubare

È licenziabile la commessa che non impedisce alla collega di rubare all’interno del supermercato in cui lavora? Secondo la Corte di Cassazione il licenziamento è illegittimo. L’organo supremo di giustizia, con la sentenza n. 8407 del 2018, ha analizzato il caso di una dipendente che 2012 non aveva impedito ad una collega di rubare due sacchi di pellet nel negozio per cui lavoravano entrambe. Vediamo insieme il caso.

La vicenda

La Corte d’appello di Cagliari, sede distaccata di Sassari, aveva valutato il licenziamento di una dipendente di uno store della zona. La donna non aveva evitato che una sua collega e sottoposta commettesse un furto in azienda. La dirigenza dell’impresa riteneva che la lavoratrice aveva l’obbligo di denunciare ai superiori l’accaduto e quindi, non avendolo fatto, doveva essere licenziata. La Corte d’appello, valutato il caso, ritiene che il licenziamento non è legittimo. L’azienda propone ricorso per cassazione.

Le valutazioni della Suprema Corte

Secondo la Corte di Cassazione i 4 motivi presentati dei legali dell’azienda sono: i primi 3 infondati e l’ultimo inammissibile. In primis la Corte tende a precisare che in tema di licenziamenti disciplinari anche se la disciplina collettiva prevede un determinato comportamento come giusta causa o giustificato motivo soggettivo di recesso, il giudice investito dell’impugnativa della legittimità del licenziamento deve comunque verificare l’effettiva gravità della condotta addebitata al lavoratore.” Il Tribunale Supremo, inoltre, tende a sottolineare che quando viene data la massima sanzione disciplinare devono essere presenti dei significativi motivi che attestino che gli obblighi contrattuali non sono stati rispettati. Nel caso oggetto di analisi, invece, è emerso che la commessa aveva in precedenza avvisato il capo settore del comportamento della collega ma dall’azienda non avevano dato delle istruzioni su come si dovesse agire. In un’altra occasione aveva anche avvisato l’assistente di filiale. Da questo si evince che la dipendente non aveva assunto un comportamento compiacente delle azioni illegali della collega. Inoltre, le azioni irregolari della commessa erano già note ai vertici aziendali ma nessuno aveva mai attuato delle misure disciplinare atte a impedirle.

Quindi il ricorso è stato respinto e l’azienda è obbligata a pagare le spese.

Maria Rita Corda

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