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Vietti presenta “Mettiamo giudizio” sul rapporto toghe-politica

Roma, 21 mar. – L’organizzazione del sistema giudiziario, l’annosa questione del rapporto, spesso conflittuale, tra il mondo politico e quello dei giudici, e il problema delle cosiddette ‘porte girevoli’, espressione utilizzata per descrivere l’ingresso e l’uscita dei magistrati dall’agone politico. Sono alcuni dei temi al centro del libro “Mettiamo giudizio” di Michele Vietti, presentato oggi presso la sala Giallombardo della Corte di Cassazione nel corso di una tavola rotonda a cui hanno partecipato, tra gli altri, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini e il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore.

Il volume illustra i risultati della Commissione per la Riforma dell’Ordinamento Giudiziario presieduta dallo stesso Vietti. “La polemica, che noi accreditiamo tutta alla nostra contemporaneità, sulla difficoltà di tenere separati il potere legislativo e quello giudiziario come minimo data 1896”, ha sottolineato l’ex deputato centrista, citando alcuni brani tratti dal testo “Istituzioni dell’Ordinamento Giudiziario” di Lodovico Mortara, guardasigilli all’epoca del governo Nitti.

Alla luce di tutto questo “forse – ha proseguito Vietti – le nostre percezioni della drammaticità di quello che viviamo nel nostro secolo e nel nostro lustro sono infondate”.

L’ex sottosegretario, parlando dell’organizzazione del sistema giudiziario, ha detto che “i magistrati devono saper cantare come in un’opera corale. L’acuto è apprezzato ma è più apprezzato il rispetto dello spartito”.

Legnini e il presidente della Cassazione Giovanni Canzio hanno ricordato che “sono 10 i magistrati che attualmente ricoprono incarichi politici in Italia”. “Il Parlamento ha la possibilità di risolvere finalmente” il ‘conflitto’ tra politica e magistratura, ha rimarcato l’attuale vicepresidente del Csm.

(Stg/AdnKronos)

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